NAOMI: ex Florin Moldovan

ato il 25 Aprile 1977 in Romania, a Sighisoara (la città di Dracula) e cresciuto fino al termine del ginnasio nell’orfanotrofio di Ludus (nella provincia transilvana di Mures), Florin Moldovan (il suo vero nome) scopre il suo talento già nell’infanzia: a 13 anni, superando la prova teorica, pratica e quella di cultura generale con il massimo dei voti, viene selezionato nella sezione canto della Scuola d’Arte della città di Tg-Mures dove si trasferisce e dove con grande entusiasmo lavora per due anni per perfezionare il suo talento, comprendendo come questo possa rappresentare la sua via di riscatto e la sua più grande occasione di rivincita. Florin arriva all’orfanotrofio di Ludus dopo essere stato trovato abbandonato per strada a soli 3 giorni dalla nascita: zingaro o meno, non lo sappiamo e non ci interessa, anche se la stampa romena ha scritto in proposito tutto e il contrario di tutto; se riferiamo della sua vita personale è solo per far comprendere quello che ha  dovuto e deve ancora affrontare.

Nel 1992 si stabilisce a Bucarest, dove continua i suoi studi al Palazzo Nazionale dei Bambini nella classe della professoressa Ana Tanasescu; qui continua a distinguersi e vince oltre 75 premi nazionali oltre a vari concorsi di musica interregionali, desideroso di dimostrare con i suoi risultati a tutti i bambini dell’orfanotrofio dove è cresciuto che chiunque può farcela, indipendentemente dalla sua condizione sociale. Nel frattempo comincia anche a fare i conti con qualcosa di molto intimo: la sua omosessualità, anzi, transessualità, che da tempo tiene nascosta ma con cui sa che un giorno si dovrà confrontare. Per comprendere la grande difficoltà della sua condizione bisogna considerare la realtà del suo paese e della sua gente nel periodo comunista, quando Florin deve confrontarsi da solo con l’ambiente dell’orfanotrofio (e per chi non conosce le condizioni dei orfanotrofi della Romania comunista invitiamo a fare una piccola ricerca), così come nel periodo successivo (dopo la Rivoluzione rumena del 1989) che dal punto di vista dello sviluppo sociale non ha visto cambiare molto. Già abbastanza famoso (oltre come musicista alcuni lo ricordano nel ruolo di un adolescente nel film Gadjo Dilo di Tony Gatlif), Florin però non si sente apprezzato e quindi nel 1998 decide di lasciare la scena musicale romena per poter chiudere i conti con se stesso e chiarirsi le idee prima di fare nuove scelte. Il suo entourage nell’ambiente gay/transex nella capitale in questo periodo è forse discutibile e alcuni filmati in rete lo testimoniano.
D’altro canto, non avendo nessuno al mondo che possa appoggiarlo, non si avvicina inevitabilmente a persone nella sua stessa condizione: persone a volte incolte o volgari,  prostitute o chi sa chi altro, ma PERSONE, disposte ad accoglierlo, aiutarlo, ascoltarlo e capirlo. Matura in questo periodo la convinzione che, nella sua condizione, non rimane che lottare, e che dovrà farlo con le proprie forze: l’obiettivo finale è quello di diventare una vera donna e una grande artista, l’interprete di musica leggera che per tutta la vita si è preparato per essere. Per un lungo periodo è assente dalla scena, preparandosi e pianificando in dettaglio il suo futuro; prende la decisione di non nascondere più la sua vera identità e di uscire allo scoperto, pur consapevole del fatto che il suo paese non è ancora pronto a capirlo e ad accettarlo per quello che è, pronto  a combattere contro tutto e tutti, costi quello che costi. Nel 2003 sceglie il primo gay pride romeno come occasione per fare coming-out e appare in pubblico come transessuale con il suo nuovo nome d’arte, NAOMY.
La situazione degli omosessuali e transessuali in Romania ovviamente è ancora molto problematica: un paese ultra-ortodosso, disinformato sull’argomento e politicamente e culturalmente influenzato dalla Chiesa Ortodossa, nonostante i grossi sforzi della Comunità Europea per cercare di cambiare le cose, non è certo il luogo ideale per Florin. Nonostante tutto, con grande coraggio e approfittando della sua fama, prende la parola e lotta in prima linea per i diritti dei omosessuali romeni, sapendo benissimo di mettere a rischio tutto quello che ha costruito fino a quel punto: e infatti l’ambiente discografico romeno prende subito le distanze e la strada verso il successo di Naomy diventa ancora piu difficile. I siti internet si riempiono di commenti offensivi e la sua immagine viene completamente infangata; viene rifiutata dai programmi televisivi più seguiti, e altri minori la invitano quasi soltanto per provocazione. Conoscendo il suo temperamento combattivo, viene quasi sempre invitata insieme ad altri artisti locali, soprattutto interpreti di  “manele”, un genere popolare con testi spesso strappa lacrime che nasce da un mix di origine zingara con influenze del folclore rumeno, risonanze orientali e di musica elettronica; qualcosa di molto diverso del gipsy-rock di Gogol Bordello, ma che sul posto piace molto e in cui si identificano soprattutto le fasce più basse della società romena. Paradossalmente, proprio questi interpreti che, provocando le ire dei cantanti di folclore tradizionale che li accusano di inquinare la cultura musicale romena, rappresentano il cambiamento e prendono atto della naturale evoluzione della musica tradizionale attraverso la contaminazione culturale, rifiutano invece la stessa evoluzione nella vita di Naomy, che invece denigrano, ingiuriano e spesso umiliano. Ma in tutto onestà, diversamente da loro, lei ha talento e soprattutto preparazione: la sua voce è pura, perfettamente adatta alla musica leggera, tanto da spingerla a giocare tutte le sue carte e a partecipare al festival nazionale di Mamaia (l’equivalente romeno del festival di Sanremo) come transessuale. Si presenta a testa alta, come una vera artista, ignorando le critiche e gli insulti di tutti e lasciando a bocca aperta non solo la giuria che già conosceva il suo talento, ma soprattutto il pubblico e gli ascoltatori; e parliamo di quella fetta di pubblico che fa fatica accettare la diversità altrui, che gode di una democrazia di cui ancora non sa che fare, che beve, denigra, ingiuria, ruba e poi va nella nuova chiesa del quartiere dove spesso un prete che odora di grappa lo benedice ricordandogli di “amare il prossimo come se stesso”, ma esclusi i pervertiti. Di fronte alla sua bella voce invece li abbiamo visti tutti tacere e, anche se timidamente, non sono riusciti a trattenersi dall’applaudire incantati. Ovviamente non sarebbe stato “opportuno” farla vincere, o forse non lo meritava ancora, non sta a noi giudicare; sicuramente la canzone, per quanto bella, non valorizzava le doti vocali di Naomy, e d’altro canto quanti degli autori romeni che contano avrebbero scommesso su di lei di fronte a una società apertamente omofoba? Comunque questo successo le è costato caro: invidie, ingiurie, rifiuti e altro da parte del mondo musicale, mentre i giornali di gossip hanno pubblicato storie, dichiarazioni, filmati candy-cam per screditare la cantante e la sua “ reputazione” in maniera meschina e volgare.
D’altro canto Naomy non ha mai nascosto il suo passato, lo ha anzi raccontato apertamente: nella sua posizione di transessuale non le rimaneva che esibirsi nei locali “a tema” e spesso e volentieri anche prostituirsi. Si sa bene che spesso le persone aggiscono in base all’ambiente che li circonda. Purtroppo Naomy e stata costretta a starsene e frequentare persone e ambienti che spesso lo hanno portata a fare cose sbagliate. Alle provocazioni ha sempre risposto con provocazioni, perché proprio per il suo carattere combattivo non è mai riuscita a starsene buona, e certamente sa e vuole difendersi da sola; almeno finchè può, perché, come era da aspettarsi, è arrivato anche il peggio e una sera è stata trascinata fuori da un locale da una banda, ingiuriata, picchiata violentemente, rasata, scaricata in un bidone della spazzatura… e tutto questo nel pieno centro della capitale, davanti agli occhi dei passanti che non intervenivano minimamente nonostante le sue implorazioni.
http://www.youtube.com/watch?v=yRikqqqX3YU 
Anche in questa circostanza però, ritrovate le forze e passata la paura, ha voluto testimoniare immediatamente l’accaduto all’intera nazione, presentandosi in diretta ad un programma televisivo nazionale. Oggi Naomy è una donna a tutti gli effetti, bella o brutta, a ciascuno il suo giudizio. Ha investito, anche economicamente, molto per questo, tutto quello che ha guadagnato cantando nei club (dal vivo e non in playback come le Drag Queen) e forse anche, come dicono le voci invidiose, prostituendosi in Germania o altrove. Come che sia, Naomy ne è uscita vincente: ha tutta la nostra stima e considerazione per il coraggio con il quale ha affrontato e sta affrontando la dura vita di essere diversa, “sbagliata” in quel mondo di “giusti”. Artisticamente è un talento che rischia di essere soffocato dal bigottismo, dall’ignoranza, dalla maleducazione e omofobia di un paese che pretende di avere tutte le carte in regola per essere allineato con i paesi moderni, ma che deve ancora imparare che essere “diversi” non è né un reato né, spesso, una scelta; che deve imparare a rispettare il prossimo indipendentemente da come si veste, che macchina usa, da quanti soldi ha e con chi va a letto. Che deve comprendere che la “privacy” e una cosa sacra, almeno quanto i loro santi appesi lungo le strade sconnesse dove passano con macchine di lusso frutto di soldi facili guadagnati a discapito di altri che lavorano la terra, insegnano i loro stupidi figli nelle scuole o curano i malati negli ospedali per degli stipendi ridicoli. E’ in questo paese che Naomy sta lottando in prima linea, incassando umiliazioni invece dei ben meritati applausi. Invitiamo i cantautori occidentali a prestare un attimo di attenzione a questa voce e storia e possibilmente intervenire, contattarla ed investire  anche su di lei. Se lo merita davvero! Naomy ha bisogno di una possibilità ancora! Una possibilità con la P majuscola che possa permetterli di dimostrare a tutti che il suo tallento prevale su tutto il resto. Idem, invitiamo una casa di moda / cosmesi che sponsorizzi l’artista e curi la sua immagine in maniera professionale. Siamo certi che questa storia avrà un lieto fine, e serva ad un intero paese RIFLETTERE. Per sentire la voce di Naomy basta fare una rierca in rete. Non ci risulta che abbia un sito personale per ora. Ad ogni modo al link qui sotto potete sentirla cantare al festival di Mamaia. Vi terremmo aggiornati certamente.
http://www.youtube.com/watch?v=Bxr4NGL0NgI