
STORIA
La Coca-Cola è la bibita più conosciuta del mondo, il prodotto più ampiamente distribuito nel mondo e acquistabile in quasi tutti paesi. I suoi profitti possono superare il bilancio di molti paesi poveri. Vediamo qual è la storia di questa impresa transnazionale che è allo stesso tempo la più controversa e la più consumata al mondo. La pianta Erythroxylon-coca, da dove attualmente si estrae la cocaina, sostanza che produce effetti psicoattivi, si coltivò principalmente nella cordigliera andina (in Sudamerica).
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Per più di mille anni la foglia di coca è stata usata dalla popolazione indigena della regione, anche se, comparata con la sostanza pura chiamata cocaina, la foglia di coca masticata dagli indigeni produce gli stessi effetti però nell’ordine dell’1%. Per gli Incas del Perù le foglie della pianta avevano una grande importanza rituale e religiosa. Inoltre permettevano loro di sopportare gli estenuanti lavori.Venti anni prima che si inventi la Coca-Cola, nel 1860, in Germania, un chimico riuscì ad estrarre dalla foglia di coca peruviana, la cocaina pura. Si chiamava Albert Niemman. E così si dimostrò che gli effetti della foglia provenivano dalla cocaina. Sigmund Freud, nato in Austria allora aveva solo quattro anni. Anni dopo, compiendo studi di medicina, cominciò ad analizzare gli effetti che produceva la cocaina che in seguito venne usata molto come medicina per alleviare l’ansia, la depressione e la dipendenza da morfina. Un medico amico di Freud, Ernst Fleisch, cominciò a prenderla per diminuire il dolore causato dall’amputazione del suo dito pollice e piano piano la sua dipendenza da cocaina crebbe costringendolo ad assumere dosi ogni volta maggiori. Fu uno dei primi casi di psicosi causata dalla cocaina. Più tardi, nel 1905, si scoprì la procaina, utilizzata come anestetico locale simile alla cocaina. Gli effetti medicinali della foglia di coca causarono un aumento enorme della sua domanda nel contesto della guerra e della depressione sociale. Durante la seconda metà del secolo XIX si consumò di più in Europa, grazie alle sue relazioni coloniali con il Sudamerica, e in seguito sempre di più anche negli Stati Uniti. Tredici anni prima dell’invenzione della Coca-Cola, nel 1863, il chimico e impresario Angelo Mariani, inventò il “Vino Mariani”. Subito brevettò la sua formula che consisteva nell’estratto della foglia di coca diluita con il vino e immediatamente si trasformò nella bevanda più popolare d’Europa. Curava dolori, dispepsia e altri malanni comuni. Anni dopo, nel 1876, un quacchero di Filadelfia lanciò sul mercato la sua Hires Root Beer, una miscela di bacche e radici selvatiche. Nel frattempo in America Latina e nel Caribe si spargeva molto sangue ed i popoli indigeni si dibattevano nel loro processo di indipendenza dalla colonizzazione europea.
L’ORIGINE
Correva l’anno 1831 quando nacque a Knoxville, nello stato della Georgia (USA). A diciassette anni già studiava alla Scuola di Medicina Botanica, dello stesso stato. Più tardi, John Pemberton vendeva diversi prodotti medicinali brevettati, tra i quali si trovavano il “Gran Rinvigorante del dott. Sandrof” o “Eureka Oil”.
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Come inventore, impresario, chimico e farmaceutico, Pemberton aveva accesso diretto al mondo delle droghe come la cocaina importata dal Perù, la morfina e la marijuana. Alcune biografie lo descrivono come un medico dell’esercito del sud degli USA “drogato forte” di morfina. Nel 1880 Pemberton brevettò ufficialmente un vino di coca molto stimolante ispirato all’invenzione di Angelo Mariani. Successivamente fondò la Pemberton Chemical Company. Inizialmente le sue bevande contenevano un succo alcolico che descriveva come “vino francese di coca, il tonico ideale”. Nel 1886 nella città di Atalanta, l’alcol era al suo apogeo e gli ubriachi cadevano da tutti i lati. L’industrializzazione del paese e le trasformazioni vertiginose dell’economia e degli stili di vita, causarono molti problemi sociali. Si inventarono molti rimedi per alleviare i sintomi della modernità nordamericana. Al dottore quindi conveniva inventare una bevanda non alcolica ma che fosse anche medicinale, con l’estratto di coca importato dal Perù. Aveva 54 anni quando inventò il famoso sciroppo. Secondo alcuni biografi accidentalmente lo sciroppo fu mescolato con acqua carbonata al posto che acqua pura e così si creò la miscela effervescente. La bevanda si cominciò a vendere nella città di Atalanta con successo e si pubblicizzò come “un tonico reale per il cervello e per i nervi”. Nello stesso anno la farmacia Jacobs di Atalanta mise in vendita il primo bicchiere di Coca-Cola, bevanda preparata con foglie di coca, noci di cola, caffeina, alcune essenze e alcuni oli. Nel suo primo annuncio uscito sul quotidiano Atalanta Journal il 27 maggio del 1886, la bevanda veniva annunciata come “Deliziosa, rinfrescante e stimolante. Tuttavia, Frank Robinson, fu chi inventò il logo e il nome “Coca-Cola” usando la combinazione dei suoi ingredienti e fu così pubblicizzata nel 1887, anno in cui si depositò il brevetto. Però non fu registrata la marca. All’inizio, per le sue caratteristiche medicinali, la Coca-Cola si vendette per la prima vola nei bar che non vendevano bevande alcoliche e che nella maggior parte dei casi facevano parte delle farmacie dell’epoca. Il prodotto è descritto come una bibita da bar e come un trattamento per curare la tisi. Però John Pemberton non riuscì a sfruttare molto la sua invenzione perché morì il 16 agosto del 1888 a 57 anni. I giornali lo definirono “il più antico farmacista di Atalanta e uno dei suoi cittadini più stimati”. Poco prima della sua morte vendette la sua formula al signor Asa Candler che rapidamente si trasformerà non solo in uno degli uomini più ricchi di Atalanta e degli Stati Uniti, ma in uno dei più ricchi del mondo.
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Sembra che pagò 2.300 dollari per l’impresa, però non è chiaro come acquisì i diritti della Coca-Cola. L’avvocato Price Gilbert che lavorò per Asa Candler, raccontò ad un amico “Se io raccontassi quello che so sugli inizi della Coca-Cola, il mio racconto sarebbe molto compromettente”. Comunque, già nel 1889 Asa Candler è l’unico proprietario della Coca-Cola. La sua ambizione fu terribile. Alla vedova dell’inventore della Coca-Cola, Cliff Pemberton, negò persino una pensione di 50 dollari mensili, quando nello stesso anno Candler annotava che “La domanda dei prodotti ha superato la nostra capacità di offerta (…). Le vendite raggiungono un quantitativo giornaliero di 7.580 litri, dei quali Atlanta riceve 3.790”. Quindi aveva investito in materie prime 22.500 dollari e i guadagni erano molto più considerevoli. Alla fine dell’anno la situazione della compagnia fu così descritta: “poche organizzazioni possono mostrare una situazione così soddisfacente”, segnalando che le vendite avevano superato gli 1.061.200 litri di sciroppo all’anno. “Questo significa che abbiamo venduto 36 milioni di bottiglie Coca-Cola. Abbiamo così un effettivo di 200 milioni di dollari e abbiamo messo buone radici per un valore di 50 milioni di dollari. E tutto questo senza contare che abbiamo investito 48 milioni di dollari in pubblicità e 38 milioni in bonifici e 11 milioni in imposte obbligatorie a causa della guerra. Speriamo di recuperare queste spese ingiustificate e ricorreremo al tribunale per ottenerlo”. Nel 1891 la pubblicità diventa più aggressiva. Nei calendari e nei cartelloni pubblicitari apparivano le “Coca-Cola Girl”. Le ragazze attraenti e seminude aiutarono ad incrementare la vendita della bibita nella popolazione maschile, soprattutto nei periodi di guerra. Nel 1892 Candler intravide una miniera d’oro e decise di registrare la marca. Però quando arrivò nell’ufficio incontrò una brutta sorpresa: qualcuno, Benjamin A. Kent, del New Jersey, aveva già registrato il nome “Coca-Cola” nove anni prima. La sua bevanda era a base di foglie di coca e cola, un tonico “ricostituente” che conteneva caffeina, cocaina e whisky conosciuto con il nome di “spirito di cereali”. Candler si lanciò ferocemente contro Kent in un processo che lo vide vincitore. Sarà quindi nel 1893 che si registrerà il marchio Coca-Cola e l’impresa comincerà i suoi incredibili guadagni. Per Asa Candler parte dell’attrattività della bevanda si doveva in parte al fatto che aiutava la digestione e in parte alla sua pubblicità: “deliziosa, rinfrescante, sensazionale”, “tonico ideale per il cervello”, “rende allegro il melanconico e forte il più debole”. Quando il consumo aumentò anche nella popolazione infantile la pubblicità utilizzò immagini di bambini con la scritta “Noi beviamo Coca-Cola”. La formula segreta della Coca-Cola si identifica con il codice ( 7x ) che ancora si conserva con segretezza negli uffici di Atlanta. Il consumo di Coca-Cola era così alto che si parlava già di dipendenza da questa bibita una volta eliminata la dipendenza dall’alcol. Un collaboratore suggerì: “Non potremmo semplicemente eliminare la cocaina? È così importante?” e Candler rispose “Come può pensare di cambiare la formula della bevanda più popolare del mondo per le chiacchiere di qualche donnetta isterica? Mai! Non c’è nulla di male nella Coca-Cola!” . E la sua ambizione aumentò. Si utilizzavano i tram di Atlanta per collocare le pubblicità. Nel 1894 si mandavano per posta tagliandi per consumare una coca-cola gratis nei locali e bar che si adornavano con la pubblicità dell’impresa. I padroni pensavano di rendere più belli i locali adornandoli con le pubblicità Coca-Cola. In questo anno e nel seguente si spesero più di 7 milioni di dollari equivalenti a 140 mila bevande gratis. E così cominciava con grande furore la coca-cola dipendenza. Nel 1894 Mary Gah Humpreys raccontava che il maggior merito della Coca-Cola era il suo carattere democratico: “…un povero beve birra, un milionario champagne, però sicuramente entrambi bevono Coca-Cola”. In quello stesso anno Caleb Bradham inventò la Pepsi, un tonico prodotto con pepsina, un enzima che aiutava la digestione delle proteine. Però non gli andò molto bene e nel 1922 cercherà di vendere l’impresa alla Coca-Cola quando ancora possedeva solo due impianti di imbottigliamento negli USA. L’impresa Coca-Cola commise un grande errore: rifiutò l’offerta e adesso la Pepsi è il suo più forte concorrente. La nostra storia giunge nel 1895 quando Candler annunciava che la Coca-Cola si vendeva in tutto il territorio degli Stati Uniti. Quattro anni più tardi per la prima volta il prodotto viene esportato: in Cuba. Nel 1897 si comincia a venderlo anche nelle Hawai e Canada. Nel 1898 si distribuirono più di un milione di oggetti e articoli pubblicitari con lo slogan “Bevi Coca-Cola. Deliziosa e rinfrescante”. Tra il 1894 e il 1899 Candler aprì cinque nuove succursali e fabbriche di produzione dello sciroppo a Dallas, Chicago, Los Angeles, Filadelfia e un ufficio in New York. Le città di Filadelfia e Chicago all’inizio del XX secolo sembravano “città Coca-Cola” o succursali dell’azienda. La sua pubblicità era da tutte le parti. Non solo la cultura, l’ambizione per il guadagno e la pubblicità favorirono lo sviluppo dell’impresa. Anche la religione, i riti, il sentimento della religiosità popolare locale e universale giocarono un ruolo importante. Dalla presenza della Coca-Cola nei riti indigeni Chamula in Chiapas, fino a Babbo Natale diffuso in tutto il mondo. In questo ebbe un grande alleato: suo fratello, il vescovo della Chiesa Metodista, Warren Candler, che lo aiutò a identificare il capitalismo con la religione e con il patriottismo tipico della cultura nordamericana. Partendo da Bush e ripercorrendo la storia a ritroso, tutti i presidenti nordamericani sono riusciti ad accendere la passino unendo il patriottismo con Dio e la religione. Il 28 dicembre 1899 si riunirono per la prima volta tutti gli impiegati della compagnia. Un totale di venti persone. Il vescovo presiedeva la riunione con il personale per impartire l’indottrinamento: la Coca-Cola era “una bevanda mandata dal cielo”! Come “un missionario che va in terra straniera ad insegnare i rudimenti della fede, così l’uomo Coca-Cola deve essere un individuo pratico e imprenditore”. Nel 1904 scrisse un libro dove affermava che gli Stati Uniti erano destinati a comandare il mondo grazie alla loro religione rinnovatrice: “Il cattolicesimo ha fatto dell’America Latina e del sud dell’Europa quello che sono; il protestantesimo ha ottenuto qualcosa di diverso in Inghilterra, Germania, Olanda e Nord America. In altre parole Dio è dalla nostra parte, o almeno sorride ai Nordamericani che si stanno arricchendo”. Tra le argomentazioni preferite del vescovo Candler c’era che “le discrepanze tra capitale e mano d’opera sono state più frequenti in quelle industrie in cui i lavoratori non erano evangelizzati”. Assicurava che i pastori erano essenziali nell’era industriale: “Quello che (loro) sono riusciti a fare per conciliare l’antagonismo del sistema sociale e far retrocedere, se non evitare, un maggior disordine, difficilmente può essere valutato nella sua giusta misura”. Per questo gli impiegati della Coca-Cola di Atlanta non si sono mai affiliati ad un sindacato. Durante il primo ventennio, almeno fino al 1910, i suoi dipendenti non diminuirono mai sotto le trenta persone e non parteciparono mai ad alcun sindacato. Da sempre i sindacati sono acerrimi nemici dalla Compagnia Coca-Cola, che è arrivata anche ad essere accusata di assassinii di leader sindacali, come vedremo più avanti. Consigliato da suo fratello Warren, Asa donò un milione di dollari all’Università di Emory che più tardi fu trasferita da Oxford ad Atlanta. Prima della sua morte, Candler donò più di otto milioni di dollari a questo centro universitario. Tra il 1900 e il 1910 Candler incrementò i suoi affari. La sua ambizione e il suo potere furono smisurati. Creò la compagnia di investimenti Candler e cominciò ad acquistare beni immobili ad Atlanta. Costruì l’Edificio Candler con 17 piani, 6 ascensori, decorazioni artistiche, marmi, legno di caoba, bronzi e grandi candelabri di cristallo. Al primo piano c’era la banca da lui creata: la Central Bank and Trust Corporation. Nella pietra angolare dell’edificio mise una statua con la sua immagine e una bottiglia della Coca-Cola. Si procurò l’immortalità.
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Impose il suo nome e la sua presenza in tutti gli Stati Uniti costruendo grattacieli a Kansas City, Baltimora e New York, tutti chiamati Edifici Candler. La torre in New York che si affacciava sulla 42^ strada aveva 25 piani. Attraverso i suoi consorzi ferroviari viaggiava gratis su qualsiasi linea e faceva in modo che in tutti i vagoni ristoranti si vendesse Coca-Cola. Quando crollò il prezzo del cotone costruì un enorme deposito e comprò dai produttori le eccedenze a basso prezzo e quando il prezzo tornò a salire lo vendette aumentando i suoi guadagni. Durante la crisi del 1907 comprò quante più proprietà possibili e resistette alla crisi. Nello stesso anno resistette alla campagna capeggiata dall’Associazione delle donne cristiane per l’astinenza che argomentarono che un soldato che beve sei bottiglie di Coca-Cola al giorno, ingerisce la stessa quantità di alcool. Questa campagna portò a far sì che l’esercito proibisse il consumo di Coca-Cola. Ma l’impresa si mantenne in piedi e le sue vendite continuarono ad incrementarsi. Candler era considerato un grande impresario visionario ed anche un eroe. Però per i lavoratori e i leader sindacali Candler era un malvivente. Nel 1908 la Commissione nazionale del lavoro minorile si riunì in Atlanta per protestare contro le pessime condizioni dei suoi lavoratori nei laboratori di cotone, dove le donne e i minori lavoravano più di 14 ore guadagnando 50 centesimi di dollaro al giorno. Però Candler era presidente della Camera di Commercio di Atlanta e lì pronunciò un cinico discorso: “Il lavoro minorile opportunamente maneggiato, in condizioni e ambienti adeguati, può essere motivo di successo per qualsiasi nazione (…). Lo spettacolo migliore che possiamo vedere è il lavoro dei più giovani. In realtà quanto prima un giovane cominci a lavorare tanto più bella e proficua sarà la sua vita”. Terminò dicendo che la missione della Commissione era assicurarsi che il lavoro dei minori permettesse loro di diventare degli adulti onorati e competenti nel campo del lavoro. Nel 1904 la Coca-Cola vende il suo primo milione di galloni (3.785 milioni di litri). Per dare un’idea: se una persona consumasse due litri di acqua al giorno questa quantità equivarrebbe al consumo d’acqua in un giorno di 1.892.500.000 persone. Da un altro punto di vista equivarrebbe al consumo giornaliero di una persona per 5.184.931 anni, se li potesse vivere. Nel 1910 la Compagnia Coca-Cola traslocò in uno spazio più grande e Asa Candler ordinò che si bruciassero i primi registri della Coca-Cola. Nel 1914 Candler non sapeva già che fare con gli altri produttori di bibite che stavano facendogli concorrenza e decise di cambiare la bottiglia. Nel 1915 mette sotto contratto l’impresa Root-Glass che per ispirarsi cerca nell’Enciclopedia Britannica illustrazioni degli ingredienti della bibita per disegnare la nuova confezione. Però confusero le fogli di coca con quelle del cacao e decisero di copiare la forma di questo seme. Misero nel forno le bottiglie e senza volerlo uscirono quelle che oggi conosciamo. La compagnia accettò il nuovo disegno nel 1916. Secondo altri biografi la storia fu differente e fa riferimento all’uso che la Coca-Cola fece della figura femminile come oggetto sessuale nella pubblicità e sul mercato. Secondo loro una sola cosa doveva essere realizzata attraverso il nuovo disegno: che fosse riconoscibile subito, anche all’oscurità, da un cieco e persino rotta. Doveva essere ispirata al corpo di una donna, e precisamente a quello della famosa attrice dell’epoca: Mae West. Le sue curve avrebbero dovuto essere quelle della Coca-Cola. Questa ipotesi diede alla bottiglia la fama di “Gran Dama”. Arriviamo infine al 1916. La Coca-Cola era già una leggenda.

Tuttavia si apre un nuovo episodio quando, dopo diciotto anni, Asa Candler si dimette da presidente della Compagnia. Un anno dopo, nel 1917 prima della fine della Prima Guerra Mondiale, crolla la produzione e il consumo di Coca-Cola per il razionamento dello zucchero. È quando Ernest Woodruff – presidente del Banco di deposito della Georgia – ed il sindacato di banchieri – che includevano i direttivi della Banca Nazionale Chasse e il Banco di deposito di finanze di New York – cominciarono a progettare il modo di impadronirsi della Compagnia Coca-Cola con quello che sarà chiamato “il golpe maestro della sua carriera” imprenditoriale ottenendo “la maggior transazione mai riuscita nel Sud” degli Stati Uniti. Nel 1919 la famiglia di Candler vende la Compagnia alla banca e un anno dopo la Coca-Cola vince una causa contro la Compagnia KOKE perché Coke fu considerato sinonimo di Coca-Cola. E così si liberò il cammino per la crescita dell’impresa nelle decadi future. Alcuni sostengono che dopo la parola “ok”, Coca-Cola è il termine più conosciuto al mondo. Sulla Coca-Cola sono stati realizzati anche dei film. E’ il simbolo della società statunitense. La Coca-Cola, arriva fino all`ultima comunità, frazione o villaggio più remoto del pianeta. Secondo l`ingegnere inglese Jack Schofield, una determinata quantità di Coca-Cola miscelata con la benzina aumenta di quattro volte la vita di un motore, produce un 20 per cento in più di potenza e riduce il consumo di olio. In un modo o nel1`altro la gente la usa come acqua purificata perché non c’è acqua potabile, o per rinfrescarsi. E’ indicata anche per la pressione bassa, il mal di testa, l`indigestione o i problemi di stomaco. Un filetto di carne può essere arrostito semplicemente bagnandolo con la Coca-Cola. Altri dicono che i pantaloni immersi nella Coca-Cola non stingono. Alcuni medici la raccomandano come farmaco, mentre altri affermano che devono passare settantadue ore affinché lo stomaco smaltisca il colore nero causato dalla sua ingestione. Da alcune fonti risulta che una lattina di Coca-Cola contiene 1`equivalente di dieci cucchiaini di zucchero, un terzo di caffeina rispetto ad una tazza di caffè e la stessa quantità di acido fosforico di un succo d`arancia. Fino a poco tempo fa rappresentava il prodotto con il maggior utilizzo di zucchero: oggi, invece, danneggia irrimediabilmente la produzione di canna da zucchero perché, per dolcificare lo sciroppo, si importa concentrato di fruttosio. La Coca-Cola Company e indicata come una delle imprese con maggior consumo di foglie di coca in tutto il mondo. Esige dal Perù e dalla Bolivia, più di 500 tonnellate 1`anno di foglie di coca per realizzare gli investimenti della celebre formula 7X. Questo è uno dei motivi per cui si segnala che, se consumata in eccesso, può causare eccitazione.

L`espansione mondiale della Coca-Cola fu resa possibile dal comportamento aggressivo della multinazionale che ne impose il consumo al di sopra di ogni tradizione culturale dei popoli, sostituendo le bevande delle culture tradizionali ed invadendo con la sua presenza. Partiamo dall’anno 1919. Nel mese di agosto la Banca di Risparmio della Georgia propose ai suoi soci di comprare un`azione della Coca-Cola Company per ogni azione che avessero in banca, ma solo se depositavano nel giro di cinque giorni 195 per azione, con la promessa di restituirgli centonovanta dollari il mese successivo. Le azioni, in realtà, furono vendute a quaranta dollari ognuna e quasi la metà fu acquistata ad Atlanta. Il giornale “Atlanta Constitution” annunciò in prima pagina: La Coca-Cola comprata da una società di Atlanta. La Banca di Risparmio della Georgia compra la bibita nazionale. I Candler, guadagnando 15 milioni di dollari liquidi e 10 milioni in azioni privilegiate, divennero ricchi in un batter d`occhio. Asa Candler però non seppe nulla finché i figli non firmarono. Si rifiutò di assistere alle riunioni del consiglio d`amministrazione dove venne ratificata la vendita. Era caduto nella tristezza. Sua moglie Lucy era morta di cancro alcuni mesi prima ed ora il magnate, privato della Coca-Cola, si sentiva tradito. La storia diventa ancora più oscura. L’azienda continuava a crescere. Un’azione della Coca-Cola dell’anno 1919 sarebbe equivalente a 1152 azioni nel 1991, oltre a rendere circa 10,000$ in dividendi complessivi. Se i dividendi di ogni azione originale fossero stati reinvestiti nella Coca-Cola, o i 40$ di ogni azione o anche solo 5$ destinati agli appartenenti al sindacato, oggi, avrebbero reso quasi due milioni di dollari. Con una delle azioni da 100$ del 1892 quando era presidente Candler, oggi, avremmo 2000 milioni di dollari. Spostiamoci negli anni venti, periodo in cui l`impresa per la prima volta pubblicizza il prodotto con insegne su vie e strade. Per la prima volta realizza un` incursione pubblicitaria per radio. L`espansione è tale che è necessario creare il Dipartimento per 1`estero per coordinare le vendite fuori dagli Usa. Nella stessa epoca la Coca-Cola era venduta in Cina e arrivava per la prima volta in Spagna. Nel 1920 giunge ad Atlanta il più grosso carico di zucchero mai ricevuto in Georgia pari a 4.100 tonnellate. Nel 1921 la Coca-Cola patisce un grande insuccesso in Europa a causa di intossicazioni provocate dalla bevanda. Gli imbottigliatori non furono avvisati della necessità di sterilizzare i turaccioli e della natura pura – e non alcalina – dell`acqua; i batteri dello sciroppo, a contatto col sughero, reagivano rapidamente causando tossicità. Tuttavia fu nel 1923 che venne commesso 1`errore imprenditoriale più grave. La Pepsi-Cola aveva dichiarato bancarotta e tornò ad offrire tutte le proprie azioni alla Coca-Cola, che si rifiutò ancora una volta di comprarle. La Pepsi sopravvive alla crisi. Passeranno più di dieci anni prima che la Pepsi farà la terza e ultima offerta alla Coca-Cola, che rifiuterà ancora. Quello stesso anno Robert W. Woodruff viene eletto presidente della Coca-Cola Company, recuperando cosi l`investimento che fece al momento dell`acquisto di 3.500 azioni nel 1922. Durante la sua gestione fu criticato per i bassi salari che concedeva agli operai mentre la sua fortuna cresceva sempre di più. Natale 1925. La Coca-Cola modifica le strategie di lavoro. Per “motivare” i propri venditori, li licenzia e li riassume come “assistenti ai servizi”. Nel 1926 la Coca-Cola Company incarica 1`agenzia investigativa Pinkerton di andare nei bar, ordinare una Coca-Cola e procurarsi dei campioni da far analizzare chimicamente per dimostrare eventuali sofisticazioni: si dice che ne furono accertate più di settemila. La Coca-Cola intentò le relative azioni legali vincendole tutte. Nel 1927, dopo cinque anni di gestione, Woodruff rendeva noto che le vendite erano notevolmente cresciute passando dai 64 milioni di litri del 1923 agli 87 milioni del 1927. Con 1`abbondante afflusso di denaro che entrava nelle casse, ritirò le azioni privilegiate lasciando la Coca-Cola senza un debito. Dai sessantacinque dollari del 1923 le azioni erano salite ai duecento dollari del 1927, anno della morte di Asa Candler, il secondo proprietario della Coca-Cola Company. E’ il 1928, anno che segna un`espansione eccezionale della Coca-Cola Company nel mondo. Mentre il numero delle vendite in bottiglia supera quello delle vendite ai distributori, il marchio Coca-Cola viene affiancato a quello del Movimento Olimpico come finanziatore e sponsor. La pubblicità ufficiale della Coca-Cola “Red Barrel” (la lattina rossa) annunciava che la bibita, pur essendo imbottigliata solo in 27 paesi, era presente in 78. Nell`edizione speciale si leggeva: “Pochi americani sanno che ora la Coca-Cola può essere trovata nelle plazas de toros dell`allegra Spagna, o in Messico, o nello stadio dei Giochi Olimpici; in Olanda, la terra dei canali, o in cima alla Torre Eiffel; dietro il tempio buddista di Ranguin, nella lontana Birmania o vicino al Colosseo di Roma”. La Coca-Cola raggiungeva la sua massima espansione grazie allo slogan “La pausa che rinfresca”: la prima insegna luminosa viene sistemata a Times Square, New York. Nel 1929 circa, Woodruff possedeva una tenuta di dodicimila ettari nel sudest della Georgia – la riserva di caccia – ed era spesso in viaggio tra la sua casa di Atlanta, l`attico di New York o il ranch nel Wyoming. Il 1929 è l`anno della Grande Depressione. Il crollo della borsa del 29 ottobre non sorprese la Coca-Cola, che reagì bene: le sue azioni registrarono solo una lieve flessione fra i 134 e i 137 dollari e il loro valore crebbe pian piano fino a raggiungere, nel 1935, i 200 dollari. In quel tempo, proprio come oggi, i governi, non sapevano dove andare a prendere i soldi. Il governatore della Georgia propone di riproporre un`antica tassa sui profitti; Woodruff, pur di non pagarla, minacciò il trasferimento dell`impresa in un altro Stato e cosi fece. Si trasferì nel Delaware per un decennio in attesa della modifica delle leggi in Georgia. Fu preparata persino una bevanda a ricordo di quel periodo: il “Delaware Punch”. Durante quella fase storica, pagò un giornalista perché scrivesse due colonne la settimana contro la fatidica tassa sulla bibita. Svariati articoli furono pubblicati su quasi cento giornali locali. E naturalmente venivano inviate copie ad influenti uomini d`affari e membri del Congresso. La pressione politica della Coca-Cola Company andava oltre. Per la sua espansione l`impresa esigeva l`importazione di più foglie di coca, ma il Congresso degli Stati Uniti permetteva l`entrata di novanta tonnellate di coca l`anno. Nel 1931 Woodruff cominciò a fare pressioni sul Congresso e con l`aiuto del senatore della Georgia Walter George, riuscì a promuovere un progetto che permetteva l`importazione extra di foglie di coca se la compagnia si fosse impegnata allo smaltimento dell`alcaloide. Ad ogni buon conto Woodruff si diresse in segreto in Perù per cercare di installarvi una fabbrica, e fra intrighi e aiuti finanziari riservati alle organizzazioni antinarcotiche, raggiunse tutti i suoi obiettivi. Più profitti, meno tasse, maggior consumo di coca, insediamenti in zone ricche di acqua, salari bassi agli operai e unione a vita con i Giochi Olimpici. Ma tutto questo ancora non bastava. Nel 1931 Woodruff riesce a penetrare nel sentimento e nel cuore religioso di tutto il mondo occidentale. Parliamo della figura di Santa Claus o Babbo Natale. Nessuno lo ricorda, ma una volta questo personaggio era rappresentato coi colori verde, blu, nero e giallo. La nuova immagine di Santa Claus si deve a Haddom Sundblom, di origine svedese, che fu illustratore della Coca-Cola per molti anni pur non gradendo la bevanda. A Sundblom venne in mente di raffigurare il personaggio come un nonno gioviale, simpatico e dalla lunga barba. Lo rappresentò bonaccione, paffutello e felice, lo vestì con una cintura, un cappuccio, stivali neri e – elemento essenziale – coi colori della Coca-Cola.
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Da allora la consumiamo tutti. Qualche ragazzino spera che Santa Claus scenda dal camino di casa, se ne possiede uno, per portargli dei regali. Sono decenni ormai che per molti settori della società è difficile concepire il Natale senza tale personaggio e senza la Coca-Cola. Bambini ricchi e poveri, del nord o del sud, cattolici o evangelici possono farsi una foto sulle ginocchia di Santa Claus che circola per le strade di New York o davanti all`alberello di Natale della Coca-Cola che l`impresa sistema di fronte alla cattedrale di San Cristóbal de las Casas in Chiapas, insieme al presepe con la stella della Coca-Cola senza che il vescovo possa dire nulla. Ritorniamo agli anni trenta. Il consiglio d`amministrazione della Coca-Cola non era soddisfatto della presidenza di Howard Candler, il figlio di Asa. Così offrono la poltrona di presidente a Robert Woodruff, il figlio dell`allora padrone Ernest Woodruff, il quale tuttavia non era d`accordo. Robert, come vice presidente della White Motor Company, guadagnava 75 mila dollari l`anno più le commissioni, mentre la Coca-Cola gli offriva uno stipendio annuale di 39 mila dollari, e Walter Teagle la presidenza della Standard Oil per 250 mila dollari l`anno. Robert, che allora aveva trentatré anni e non era l`ultimo arrivato, fa una controproposta alla Coca-Cola: avrebbe accettato la presidenza sulla base di uno stipendio, cui aggiungere il 5 per cento di tutto l`incremento annuale delle vendite dell`impresa e i pieni poteri, con esclusione del diritto di veto di suo padre. Ernest Woodruff, dapprima, rifiutò l`idea di suo figlio, ma poi accettò, e Robert Woodruff assunse la presidenza della Coca-Cola Company nel 1932, mantenendola per decenni. Durante la sua gestione trasformò l`impresa in una della multinazionali più grandi del mondo. Nel 1933 la Pepsi-Cola, per la terza e ultima volta, tenta di vendere l`impresa alla Coca-Cola, ma questa rifiuta. Di questo si pentono ancora oggi. Ernest Woodruff inizia l`espansione della multinazionale. Promuove la presenza della Coca-Cola nel settore educativo ed in tutte le scuole. Un imbottigliatore del Texas affermava orgoglioso che “i ragazzi, durante la ricreazione, giocano a pallacanestro coi palloni della Coca-Cola, usano gomme per cancellare della Coca-Cola, consultano i termometri della CocaCola e prendono appunti sui quaderni della Coca-Cola”. Alcuni presidi, tuttavia, non sono disposti ad accettare pubblicità gratuita. Woodruff, durante una cena privata coi suoi dirigenti, disse loro che il successo della Coca-Cola mirava a realizzare la “indipendenza finanziaria”. Uno di loro pronunciò un breve discorso titolato Il futuro: “Sorgeranno conflitti e difficoltà, gli uomini si sentiranno estremamente tesi ed i loro sentimenti verranno messi alla prova […] possono scatenarsi delle guerre. Noi possiamo sopravvivere. Possono scoppiare delle rivoluzioni, ma resisteremo. I quattro cavalieri dell`Apocalisse possono solcare la terra e ritornare, ma la Coca-Cola esisterà ancora. Il motto per durare a lungo, concluse, era che la Coca-Cola non rappresenta il passato: la Coca-Cola è il futuro”. La Coca-Cola si radicò tanto nella cultura americana che nel 1938 fu chiamata “la bibita per eccellenza degli Usa”. L’abilità di Robert Woodruff andava oltre. Imbrogliava con facilità governi e imprese concorrenti. Acquistò una ad una le maggiori imprese d`imbottigliamento. Ma commise un errore storico. Dovettero passare più di quarant`anni perché la Pepsi-Cola, dopo essersi offerta alla Coca-Cola, riuscisse a consolidarsi sul mercato. In questi anni la Pepsi ha avuto numerosi contenziosi legali con la Coca-Cola. Nel 1939 ne contava in ventiquattro paesi. La Pepsi intentò causa all`ufficio brevetti adducendo che “Coca” e “Cola” sono termini descrittivi e non potevano essere registrati in esclusiva. Walter Mack, il presidente della Pepsi, ricevette una telefonata da una donna, vedova di un imitatore della Coca-Cola, che gli disse: “La Coca-Cola ti farà fuori dall`industria. Anche mio marito aveva ragione, ma loro lo hanno fatto fuori. Ho ancora una fotocopia dell`assegno che gli hanno dato”. Mack le chiese di prestargli la fotocopia che dimostrava come la CocaCola, con una bustarella, aveva ottenuto la vittoria per 35 milioni di dollari. Davanti a tale prova, gli avvocati della Coca-Cola chiesero una sospensione di tre giorni. Allora Robert Woodruff telefonò a Mack per invitarlo a pranzo. Il magnate della Coca-Cola gli disse: “Stavo pensando che questo contenzioso non fa bene a nessuno (…). Non credi che dovremmo accordarci?”. E si accordarono. Woodruff firmò un accordo in cui la Coca-Cola riconosceva il marchio Pepsi negli Usa. E questo sulla base del fatto che la Coca-Cola era proprietaria di tutti i nomi che annoveravano il termine “cola”. Nel 1939 inizia la Seconda guerra mondiale e mentre in Europa si combatteva, la Coca-Cola si rafforzava determinando le economie, le politiche e le culture di altri paesi. In quei giorni gli uomini della Coca-Cola in Germania vendevano quasi 4.500.000 di bottiglie all`anno. Erano attive quarantatre fabbriche e altre nove erano in costruzione. Il maresciallo Goring permise l`importazione dell`ingrediente segreto 7X per la preparazione della Coca-Cola, con l`intenzione nascosta di nazionalizzare l`impresa ed appropriarsi della formula. Allora il pubblicitario William C. D`Arcy (1942) suggerì: “La Coca-Cola non è una necessità fondamentale, come ci piacerebbe che fosse. È un`idea, un simbolo, il marchio che individua un talento”. La guerra unì la politica al commercio. Agli inizi del 1940 il governatore della Georgia prospettò che fosse riservato un trattamento speciale alle compagnie di bibite, la mozione fu approvata all`unanimità: “Quel che va bene per la Coca-Cola, indicò il governatore, va bene anche per la Georgia”. Così la Coca-Cola dal Delaware tornò nella sua città natale dopo aver ottenuto l`esenzione dalle tasse. In quello stesso anno l`impresa aveva investimenti pubblicitari per 10 milioni di dollari. Contestualmente si presentò un altro problema: il Congresso degli Stati Uniti aveva approvato un progetto per proibire l`importazione di foglie di coca che non fossero a scopo curativo. La guerra tolse di mezzo anche questo ostacolo alla Coca-Cola. I paesi alleati, disperati, volevano gli americani dalla loro parte per combattere, con i loro soldi e il loro sostegno, Hitler e le forze tedesche. Il bombardamento giapponese di Pearl Harbour nel 1941 non solo portò gli Usa a partecipare alla Seconda guerra mondiale ma, li fece uscire dalla depressione del 1929 con la ripresa dell`economia basata sulla crescita dell`industria militare e, rappresentò anche il momento chiave grazie al quale la multinazionale Coca-Cola raggiunse gli angoli più insospettati del mondo, fino al soldato più nascosto su qualsiasi fronte. Il presidente della Coca-Cola Company Robert Woodruff, “Il Capo”, decide di lanciare una campagna patriottica e commerciale per il marchio: “Faremo in modo che tutti gli uomini in uniforme ricevano una bottiglia di Coca-Cola ovunque siano ed a qualunque costo”. In questo modo la Coca-Cola mette in moto un piano ambizioso, con l`obiettivo di costruire stabilimenti di imbottigliamento per il rifornimento dell`esercito Usa. Fra i militari, il personale dell`impresa era conosciuto come “I colonnelli della Coca-Cola” perché indossavano divise militari e avevano un grado militare corrispondente al ruolo all`interno dell`impresa. Così la Coca-Cola trasferì tutto il personale sui fronti di battaglia. Dalla Nuova Guinea al Mediterraneo la compagnia seguì i soldati statunitensi in tutti i continenti tranne che in Antartide, fornendoli di oltre 10 milioni di bottiglie ed installando 64 fabbriche. Le spese per la costruzione erano a carico del governo. La Coca-Cola inviò un contingente di 248 uomini in tutto il mondo. I tecnici che installavano le fabbriche dietro gli avamposti militari erano considerati imprescindibili come i meccanici che riparavano i carri armati o gli aerei. Nel 1941 un ispettore della sanità dell`esercito chiese ai suoi superiori di inviare Coca-Cola ai soldati, dato che considerava la mancanza della bibita la più grande tragedia che potesse capitare alla truppa. Sembra un`esagerazione, ma non è così. Nessun francese vive senza il suo vino, nessun messicano senza la sua tequila, nessun indigeno del Chiapas senza il suo posh, nessun uruguaiano senza il suo mate, nessun boliviano senza il suo chicha, nessun russo senza la sua vodka o nessun scozzese senza il suo whisky: lo stesso vale per un soldato americano, che non può stare senza la sua Coca-Cola. In effetti, sulle lettere dei soldati americani al fronte si leggono cose incredibili. Ad esempio: “Oggi è un giorno speciale in reparto. Tutti riceviamo una bottiglia di Coca-Cola. Può sembrare una cosa di poco conto, ma è uno spettacolo vedere questi uomini che hanno fatto più di venti mesi di navigazione, stringere al petto la bottiglia, correre nella loro tenda (…) e stare lì a guardarsela (…). Nessuno aveva bevuto la sua Coca-Cola perché, dopo averlo fatto, sarebbe finito tutto”. Un altro scrisse: “Se qualcuno ci domandasse perché combattiamo, credo che almeno la metà dei nostri risponderebbero: per il diritto di comprare Coca-Cola in pace”. Un`altra lettera dello stesso anno diceva: “Penserete che vostro figlio ha tenuto la testa troppo tempo sotto il sole, ma sono due settimane che camminiamo per sedici chilometri. E questo per comprare una cassa di Coca-Cola che ci carichiamo per gli altri sedici chilometri del ritorno. Non potete immaginare com`era buona”. E ancora, per alcuni storici del marchio, un vero affezionato della Coca-Cola era Ike Eisenhower, che oltre ad arrivare alla presidenza del suo paese, fu anche presidente di uno stabilimento d`imbottigliamento della Coca-Cola. Un cammino simile a quello dell`attuale presidente messicano, Vicente Fox. Nel 1941 la Coca-Cola crea la Sprite. Un anno dopo, quando la guerra si intensificò, la Coca-Cola bloccò le esportazioni in Germania. Gli imprenditori tedeschi delle imbottigliatrici, fra cui Max Schmeling, campione mondiale di boxe, dovettero trovare da soli il modo per far andare avanti le loro fabbriche. Dopo mille tentativi inventarono una nuova bevanda oggi conosciuta come Fanta, nata sotto il regime nazista. In territorio nazista, in pieno campo di battaglia, pur rappresentando la Coca-Cola un marchio “non gradito”, gli imbottigliatori osarono scrivere la frase “è un prodotto Coca-Cola S.r.l.” sulle etichette; in questo modo avrebbero dato una certa garanzia di qualità ai consumatori. La Coca-Cola continuò ad aumentare i profitti. Nel 1943 furono vendute più di 3 milioni di casse, sebbene il più delle volte la bibita si usava per dolcificare il tè a fronte del razionamento dello zucchero. Gli imbottigliatori, per mostrarsi imparziali nei confronti del governo nazista, erano obbligati a prestare i loro camion per il trasporto e la distribuzione di acqua. Per evitare che le bottiglie di Fanta fossero distrutte dalle vibrazioni nei continui raid aerei, venivano immagazzinate piene di acqua, in grotte e miniere. Tuttavia, nonostante tutti gli sforzi per salvare i contenitori, nulla si poté per salvare le fabbriche. Le quarantatre imbottigliatrici furono distrutte. Alla fine della guerra, il governo nazista sollecitò la compagnia, con la minaccia della deportazione nei campi di concentramento, a cambiare il nome in due giorni. Curiosamente Hitler si suicida il giorno dopo. La guerra finisce e fra il 1945 e il 1950 nasce il nuovo ordine mondiale. Viene creata l´Onu e con essa la Dichiarazione Universale dei Diritti dell´Uomo che i governi s´impegnano a rispettare. Nascono però anche le infrastrutture economiche e le istituzioni internazionali che segneranno il destino dell´economia e della politica mondiale fino ad oggi. Nasce il sistema di Bretton Woods, in un lussuoso hotel nello stato del New Hampshire, in Usa, vengono fondati la Banca Mondiale (Bm) e il Fondo Monetario Internazionale (Fmi) , che conferiscono al dollaro il ruolo di moneta di scambio a livello mondiale. Questo spianerà la strada all´espansione delle imprese multinazionali. Il sistema di Bretton Woods giocherà un ruolo fondamentale per il passaggio al modello neoliberista degli anni settanta e, con esso, a tutti i problemi di cui soffriamo oggi. Nasce anche un altro strumento importantissimo: il Gatt (General Agreement on Tariffs and Trade) che nel 1995 diventerà il World Trade Organization (Wto). Torniamo al 1949. Il generale Einsenhower offrì una CocaCola al generale sovietico Georgij Konstatinovic Zhukov, che l´apprezzò enormemente. Zhukov chiese di far sparire dalle bottiglie il marchio Coca-Cola, motivando che un generale sovietico non poteva essere pescato con un simbolo dell´imperialismo americano. Einsenhower incaricò il generale Clark di trasmettere l´ordine al presidente Truman e questi fece cercare un chimico che eliminasse il colore tradizionale della bibita, la fece mettere in una bottiglia comune con un tappo recante una stella rossa. Da qui il nome di “Caso della Coca Bianca”, considerato un segreto di Stato durante la Guerra Fredda. Nel 1950 la Coca-Cola non aveva un solo dirigente di colore, pur essendo la Georgia uno stato a maggioranza nera. Bisognerà aspettare cinque anni per vedere per la prima volta sulla rivista “Ebony”, pubblicata da e per gente di colore, persone di razza nera. Di fronte alle critiche secondo cui la Coca-Cola arrecava danni alla salute, l´impresa inizio a promuovere eventi sportivi, come fa ancora oggi. Nello stesso anno la Coca-Cola realizza il suo primo spot televisivo. Nel 1952, durante i Giochi Olimpici di Helsinki, donò uno dei frigoriferi ai sovietici; quattro anni dopo, a Melbourne, la stessa squadra sovietica consumò 10.766 bottiglie. Nel 1953 il mondo aveva consumato già 76.000 milioni di litri di Coca-Cola, la produzione toccava i 2 milioni di barili e i 30 milioni di dollari in pubblicità, una cifra di gran lunga superiore a quella che alcuni paesi poveri destinano oggi alla lotta contro la povertà. Nel 1954 Ray Kroc compra dai fratelli McDonald le bancarelle di hamburger sulle strade e si associa con la Coca-Cola per vendere la bevanda in tutti i suoi negozi. Un anno dopo uno studio si concludeva affermando che in più di ventimila stazioni di benzina statunitensi: “L´automobilista si fermava per fare benzina, andava alla toilette, comprava una Coca-Cola e continuava il viaggio”. Sempre nel 1955 l´attrice Joan Crawford, una delle ragazze della compagnia Coca-Cola degli anni trenta, si sposava col presidente della Pepsi. Contestualmente l´allora vice presidente Richard Nixon, vecchio uomo della Coca-Cola e presunto affezionato della bibita, firmava un pre contratto con Nikita Krusciov, capo dell´Unione Sovietica, per introdurre la Pepsi in territorio russo.

Pur essendo la bibita nazionale di tutti gli americani e malgrado la pubblicità e il suo elevato consumo, la Coca-Cola Company continuava a subire critiche perché metteva a rischio la salute degli adolescenti. A questo proposito, secondo alcune fonti, la Coca-Cola non ha perso un solo processo. Durante uno di essi la compagnia ha dichiarato: “L´unico modo in cui il prodotto potrebbe causare danni a un bambino è facendogli cadere la bottiglia in testa da una finestra”. Così il consumo andava aumentando. Verso il 1960 il popolo statunitense consumava 40 mila bottiglie al minuto ed a trent´anni di distanza è il secondo prodotto più consumato al mondo (secondo alcune fonti esso supera attualmente le 45 mila bottiglie al secondo). In questo anno il disegno e il profilo della bottiglia sono riconosciuti ufficialmente dall´Ufficio Brevetti come marchio registrato. È anche l´anno in cui la Fanta sbarca in America e la Coca-Cola per la prima volta acquisisce una compagnia, la Minute Maid Co. Inizia così un nuovo capitolo di rapine a danno dei concorrenti che furono progressivamente assorbiti dalla compagnia. Nel 1961, la bibita si poteva acquistare liberamente in Giappone, mentre prima si trovava solo di contrabbando o tramite i militari americani nel paese. Per questo la Coca-Cola Company, fra le imprese destinate ad imbottigliare e distribuire la bibita, scelse Mitsubishi, Kikkoman, Kirin, Fuji o Sanyo. Nel frattempo, dall’altra parte del mondo, nel febbraio dello stesso anno, i proprietari del ristorante Woolworth, a Greensboro, Stati Uniti, si rifiutarono di servire Coca-Cola e hamburger a quattro studenti neri; questo causò numerose proteste. Poco tempo dopo il Congresso per l’Uguaglianza Razziale (CORE), ordinò alla Compagnia che i neri apparissero negli spot pubblicitari della Coca-Cola. J. Paul Austin fu il decimo presidente della Coca-Cola nel 1962. Era laureato in legge all´Università di Harvard e parlava spagnolo, francese e giapponese. Nella sua presidenza fu rilevante l´amicizia con Jimmv Carter, che aiutò nella campagna per l´elezione a governatore della Georgia mettendo a disposizione aerei e limousine. Il governatore visitò diversi paesi per promuovere affari col suo Stato. I funzionari in giacca e cravatta della Coca-Cola consigliavano Carter sui paesi in cui si recava. Sembravano degli ambasciatori. Grazie a loro Carter era informato sulla vita, la cultura, la politica e la situazione economica di ogni nazione. Un grande fan della Coca-Cola fu John F. Kennedy che nel 1963 propose l´ambasciata Usa in Inghilterra a Robert Woodruff, presidente della compagnia; ma “Il capo” declinò l´offerta. E´ l´anno in cui il famoso regista Billy Wilder dirige, per la compagnia, uno dei film più famosi della Coca-Cola, One, Two, Three, una satira sulla compagnia nella Germania dell´Est e insieme un documento sulla fobia anticomunista della Coca-Cola. Nei decenni successivi, vedremo la classe politica strettamente legata sempre più agli interessi delle società multinazionali che al popolo che l´ha votata. In particolare la Coca-Cola Company si vedrà fortemente coinvolta in lotte politiche e reazioni della società. Nel 1968 gli arabi boicottarono la Coca-Cola per aver permesso l´imbottigliamento della bibita in Israele. Un giornalista aprì gli occhi alla compagnia, illustrandole come avrebbe trovato una nuova oasi tra il Marocco ed il Pakistan. Fu un duro colpo per la compagnia, rappresentando il mondo arabo un importante mercato. Verso il 1969 gli introiti lordi della Coca-Cola Company furono di milletrecento milioni di dollari con profitti di oltre 121 milioni di dollari, di cui 100 milioni investiti in pubblicità, ossia, l´equivalente dell´ 82,6 per cento dei profitti. Un anno dopo, nel 1970, la Coca-Cola è il prodotto mondiale presente in più paesi: centotrenta nazioni. Ciononostante negli anni settanta c´è la grande crisi mondiale del debito estero dei paesi “periferici”, “sottosviluppati” o del cosiddetto “Terzo Mondo”. Tutti si trovano indebitati con la Banca mondiale (Bm) e con il Fondo Monetario Internazionale (Fmi). Con il solo pagamento degli intéressi questi paesi avevano già restituito più volte il capitale originale. Alcuni governi si rifiutavano di pagare, così il sistema di Bretton Woods comincia a stringere la morsa obbligando quei paesi ad aprire i loro mercati alle compagnie multinazionali. Inizia l´era del modello neoliberista e, con esso, l´applicazione delle politiche dell´adeguamento strutturale. Ogni governo che i qualche modo si opponeva veniva spazzato via da un golpe militare appoggiato dagli Usa. Le dittature militari si incaricano così di aprire le porte del proprio paese ai grandi capitali. Si intensifica la rivalità delle multinazionali verso le imprese pubbliche e la lotta per la privatizzazione delle materie prime necessarie all´aumento dei loro profitti. Si acuiscono i problemi coi lavoratori iscritti ai sindacati, con gli stabilimenti d´imbottigliamento e con i fornitori. A partire da questo momento vedremo la Coca-Cola Company vicina alle forze militari e paramilitari di altri paesi; e, nel contempo, avremo un aumento della violazione dei diritti umani. Richard Nixon diventa presidente degli Usa (1969-1974). Fortemente vincolato agli interessi della Pepsi-Cola, firma un contratto con l´Urss per imbottigliarvi la bibita per la prima volta. La Coca-Cola fa una campagna pubblicitaria più aggressiva e crea, nel contesto della guerra contro il Vietnam e del rifiuto dei cittadini americani verso le politiche del loro governo, lo spot migliore di tutta la storia della pubblicità. Sulla cima di una collina in Italia, la Coca-Cola riunisce duecento giovani di ogni angolo della terra appositamente vestiti con gli abiti caratteristici della propria nazione, con una bottiglia di Coca-Cola in mano, cantando insieme: “Vorrei cantare insieme a voi in magica armonia”. Questo spot apre per la prima volta in televisione nel 1971 facendo sensazione in tutto il mondo. Si diceva che nessun altro spot televisivo era riuscito, in un minuto, a cogliere tanti valori e impressioni. Il gruppo musicale inglese New Sekkers incise la canzone su un disco che vendette più di un milione di copie. Per molti anni questo è stato considerato il miglior spot pubblicitario mai realizzato sui mezzi di comunicazione. Passeranno ancora dieci anni prima che, malgrado l´esclusiva della Pepsi con l´Urss, la Coca-Cola ottenga un contratto in esclusiva per patrocinare le Olimpiadi di Mosca del 1980, per le quali pagò 10 milioni di dollari. Nel 1972 esce la prima guida illustrata dei gadget della Coca-Cola. Nascono i collezionisti. Nel 1975 nasce il Clan Coca-Cola che unisce tutti i club di collezionisti. All´improvviso i vecchi oggetti pubblicitari – vassoi da ristorante, almanacchi o qualsiasi oggetto recante il logo della Coca-Cola acquistano grande valore. Secondo una delle nostre fonti, il numero degli oggetti collezionati e censiti dalla compagnia nel 1992 corrisponde a più di 3 milioni.
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Nello stesso anno nasce il G7, il gruppo dei sette paesi più sviluppati e industrializzati del mondo che controlla il sistema di Bretton Woods col quale il mondo era fortemente indebitato. Giappone, Germania, Francia, Italia, Inghilterra, Canada e Stati Uniti, cominciano ad imporre le proprie condizioni per capovolgere il mondo. Le multinazionali erano già pronte per divorare il mercato, le imprese statali e le risorse naturali dei propri debitori. Nel 1974, in piena campagna elettorale per la presidenza degli Usa, Jimmy Carter ingaggia lo specialista in pubblicità della Coca-Cola Company per rafforzare la sua immagine in dirittura d´arrivo. Il presidente messicano amico della CocaCola, Vicente Fox, arriverà più di venti anni dopo a maneggiare tecniche di mercato in politica per comprare la presidenza, ma ci occuperemo di questo personaggio più avanti. Torniamo al 1974, quando Jimmy Carter disse vantandosi: “Abbiamo la rappresentanza del Dipartimento di Stato all´interno della Coca-Cola Company. Loro mi forniscono in anticipo le relazioni su un determinato paese, quali sono i suoi problemi, chi sono i suoi dirigenti e quando potrò recarmi lì, oltre a presentarmi ai capi di queste nazioni”. Durante la campagna presidenziale del 1976, ad un banchetto presieduto da Paul Austin, Carter confessò agli imprenditori preoccupati, che i suoi discorsi sulle atroci e continue alleanze fra capitalismo e politica non dovevano essere presi su serio. “Io sarò ancora un alleato delle imprese”. Carter nominò un gruppo di uomini della Coca-Cola: Chàrles Duncan divenne sottosegretario della Difesa (prima di passare alla segreteria dell´energia); Joseph Califano ottenne, fra gli altri, il ministero della salute, dell´istruzione e del welfare. Gli imprenditori della Coca-Cola vanno all´assalto del potere così come anni dopo faranno gli imprenditori dell´industria bellica e farmaceutica. Nel 1977 il governo indiano chiede alla compagnia di mostrargli la formula come condizione per distribuire la bibita nel paese. La Coca-Cola si rifiuta e si ritira perdendo 400 milioni di possibili consumatori. Solo grazie a Rajiv Gandhi la Coca-Cola ritorna in India molti anni dopo, ma questo avviene nello stesso anno in cui il prezzo dello zucchero precipita. La Coca-Cola utilizzava un milione di tonnellate di zucchero all´anno (era il maggior consumatore mondiale). La Coca-Cola Company fece pressioni su Carter perché approvasse una legge che permettesse alle imprese locali in Georgia di pagare un chilo di zucchero quattro centesimi, sovvenzionando così l´impresa coi fondi pubblici. Alcuni congressisti chiamarono questa proposta di legge “progetto Coca-Cola”. Secondo alcune fonti Paul Austin, l´allora presidente della Coca-Cola, andò a Cuba col fine di intavolare dei negoziati con Fidel Castro, dato che la Coca-Cola aveva una causa pendente col governo cubano per 27 milioni di dollari. L´anno successivo, il 1978, la Coca-Cola ottiene un contratto con la Cina comunista per imbottigliare la bevanda alcuni giorni prima che gli Usa normalizzassero le relazioni diplomatiche con questo paese.

Curiosamente Mao Tse Tung, nel suo Libretto rosso, definisce la Coca-Cola “il narcotico degli straccioni del capitalismo revanscista”. La Cina si aggiunge così agli oltre 1.200 stabilimenti d´imbottigliamento sparsi in 135 paesi. Anche il governo bulgaro, da parte sua, firma un contratto per imbottigliare la Coca-Cola, e così altri paesi comunisti come la Iugoslavia, la Cecoslovacchia e la Romania.
Fonti: Fonti: Luis Capilla, “Las Multinacionales, Voraces Pulpos Planetarios”; Coca-Cola Company; Joan Bonet; Tanga Word; CokeWatch; Polaris Institute; Mark Pendergrast, “Dios, Patria y Coca-Cola”; Alison Gregor, “Coca-Cola: La religión global “Coca Cola, una historia empresarial de terror y crimen”, Sinaltrainal/Rebelión”, 3 de septiembre del 2002; Grupo de Apoyo Suiza, “Colombia Nunca Más”; SINALTRAINAL; Boletín Informativo Comercio y Desarrollo, No.10, Abril 2002, Guatemala.

L’ORIGINE ITALIANA
a bevanda piu’ famosa, discende da nonni italiani. L’ avventura e’ lunga: comincia nel 1857 nell’Antigua Botica y Drogueria Boliviana aperta attorno al 1840 da un farmacista italiano: Enrico Pizzi. Nel 1858 Pizzi pubblica sulla Gazzetta Ufficiale di La Paz la sua scoperta: dalla foglia di coca e’ riuscito a sintetizzare una polvere bianca che chiama cocaina. Forse lo ha convinto a render noto il risultato della ricerca un antropologo e patologo famoso nella storia d’Italia: Paolo Mantegazza, monzese vissuto a Salsa, Argentina. Era salito sulle Ande nel 1857. Le sue note esprimono meraviglia per la polvere ricavata dalla foglia: “Contiene quantità considerevole di caffeina”. Purtroppo Pizzi divide la fortuna con un socio boliviano. Litiga, viene schiacciato: se ne va. Continua gli esperimenti in Peru’. E comincia un giallo che sarebbe piaciuto al Poirot di Aghata Christie: intrigo su transatlantici, protagonista una spia che ruba la scoperta. Passa da Lima un viaggiatore dall’aria romantica ma romantico non era. Johan Jakob von Tschudi, passaporto svizzero, sangue austriaco, diventa amico del farmacista, ne raccoglie l’entusiasmo e riattraversa l’oceano con una boccetta di polvere e un pacco di foglie. Parte con tante promesse; in viaggio cambia idea. Sostituisce la cocaina con un po’ di gesso; lascia marcire le foglie. Quando arrivano nel famoso laboratorio dell’Università di Gottinga non servono a niente: erba secca. Glielo scrive “amareggiato”. Intanto prepara un’altra spedizione d’accordo col dottor Albert Niemann, seconda ruota del laboratorio famoso: sente odor di soldi e gloria. L’anno dopo e’ proprio Niemann ad annunciare al mondo: ho scoperto la cocaina. La farmacia di La Paz passa da una mano italiana all’altra, mani convinte di possedere la formula della polvere miracolosa: tira su di morale perfino il presidente del Paese caduto da cavallo. Fantastica pubblicità se mescolata a un elisir “quasi miracoloso”. Perché Clemente Torretti che aveva preso il posto di Pizzi, cercava senza successo sbocchi commerciali: spedizione di foglie di coca nei mercati di Parigi e Milano. Guadagno discreto, ma nella routine di qualsiasi prodotto esotico. Elabora qualche specialità con la coca: fortuna così, così. Ma e’ merito di Giuseppe Garibaldi e di una ragazza milanese che rifiuta l’amore di un giovanotto, se la coca comincia a diventare Coca Cola. Nel 1872 arriva a La Paz il farmacista Domenico Lorini. Ha combattuto fra i Mille seguendo il suo eroe fino a Bezzecca. Patriottismo, ma anche onore di famiglia. Il fratello Defendente era morto in un assalto alla baionetta e Giuseppe, altro fratello, ferito in modo tale da non poter avere più figli. Dopo la guerra e’ sindaco famoso di Milano. Domenico, in crisi d’amore, cambia aria. A La Paz il farmacista di Garibaldi diventa professore di scienze naturali, fonda la facoltà di farmacia e ricomincia le ricerche sull’uso della coca. Ecco apparire l’Elisir di Coca Lorini. Fama che attraversa il mare: arriva all’Università’ di Edimburgo dove il professor Ralpf Stekman lo raccomanda a chi e’ spompato per “postumi di malattie polmonari, esaurimento di forze, debolezza gastrica e intestinale”. E’ il 1879. In Europa la cocaina usciva, e’ vero, dall’Università’ di Gottinga, ma incantava solo uomini famosi. Freud diventa una specie di spacciatore senza guadagno. La consiglia nelle lettere alla fidanzata, la prescrive ai clienti depressi. Per poi pentirsene “avendo negli anni constatato lo sfacelo che provoca”. Resta, comunque, un “miracolo” chiuso fra i segreti dei luminari, fino a quando gli elisir che Lorini spedisce dalla Bolivia arrivano a Parigi. Follie nella città di un fine secolo che cerca la felicità. Stravaganze di chi sogna la grande vita scegliendo scorciatoie. Angelo Mariani, madre toscana, padre corso, tirava la cinghia. Assaggiato l’Elisir di Coca, scoperte le sensazioni del masticare le foglie, perfeziona in senso enologico l’intuizione di Lorini. Costruisce serre dove coltiva la coca sotto Montmartre. Ha in mente di sfruttare la curiosità degli intellettuali che hanno voglia di scoprire i misteri del mondo andino. Battezza i suoi giardini “santuari di mamma coca”. Vendere foglie non gli basta. Prova qualche sciroppo: nessuno li compra. Poi l’idea: versare sulle foglie un buon Bordeaux. Nei casi speciali “sorprende gli ammiratori con un tocco di polvere bianca”.
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Il Vino Mariani trova uno sponsor di riguardo: Napoleone III. Quando l’imperatore va a Roma ne porta in regalo a Papa Leone XIII. Sovrano e Papa diventano clienti abituali. E dal Vaticano arriva all’ex macro’ la più alta onorificenza col sigillo del Pontefice. “Sono confezioni speciali”, confessa Mariani. Due litri di Bordeaux e 450 grammi di foglie di coca. Morale alle stelle per chi beve. Da Parigi il Vino Mariani sbarca nell’America del Nord e lo assaggia un ammiratore con dentro un’avventura frustrata.
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Vent’anni prima voleva commerciare nelle foglie degli Inca, ma perde la nave in partenza per Lima. Prossimo battello fra nove mesi: resta senza soldi. Allora Samuel Clemens, europeo impantanato a New Orleans, tira avanti come timoniere dei vapori che salgono il Mississippi. Ogni sera scrive un diario e quando pubblica i diari li firma Mark Twain. Scrive quasi in dialetto, alla gente piace. Piace anche ai politici, così fa il giornalista nell’ufficio stampa del presidente Ulysses Grant. Grant si ammala: tumore. Soffre, ed ecco Twain scoprire il Vino Mariani. Gliene procura quantità industriali. Il presidente sembra migliorare, lascia il letto e lo scrittore annuncia all’America il prodigio scatenando imitazioni e diritti di brevetto da pagarsi in tribunale. Parke Davis, di Atlanta, registra nel 1880 il suo “vino francese di coca, tonico e stimolante ideale”. Nasce la Pemberton Chemical Company che trova una variante “rinfrescante” per signore insofferenti agli alcolici. Sparisce il vino, ecco la novità: si aggiunge caffeina e un po’ di aromi che ne nascondono il gusto “terribile”. Ispirazione africana. L’esploratore Livingstone era stato ripescato dal giornalista Stanley sulle rive dello Zambesi. Racconta di aver superato la fatica masticando noci di cola. Assieme alle foglie americane, queste noci si mescolano in uno sciroppo che si consiglia di “allungare con acqua gasata”. E poi, poi: il resto lo sanno tutti. Va la pena ricordare la prima farmacia che versa il primo bicchiere di sciroppo mescolato a soda: dottor Jacobs, Atlanta, autunno 1886. Il nome di oggi arriva quattro anni più tardi.
Fonte: Sandro Calvani “La profezia della coca”, editori Lupetti e Manni.

Mariani Amalgamated has announced the release of Vin Mariani
A wine infused with leaves from authentic coca plants. A recent press release revealed that UK-based Mariana Amalgamated, Ltd. was able to get approval for use of coca in their red wines. The wines are brewed and bottled in Peru, then exported. No, these wines won’t give you unbridled energy, give you the shakes or cause any effects that differentiate them from regular wines. At least not in North America.“For markets where coca-based products are not permitted we will be using what is referred to as denatured coca leaves”, the company clarified in a press release. “This process is exactly the same as that of the Coca Cola Company, which uses denatured coca leaves as the capstone ingredient in its Coca-Cola drink. At present and ironically the Coca Cola Company is the one and only company allowed by the United States to import coca leaves. This, of course, has created much controversy.” In addition to the wine, the company has plans to include beauty and hygiene products, foods, teas and more with a coca base.
![Peruvian_Wine_of_Coca[1] Peruvian_Wine_of_Coca[1]](http://5election.com/wp-content/uploads//2009/09/peruvian_wine_of_coca1.png)

ANGELO MARIANI
roveniente da benestante famiglia di farmacisti e dotato di intelligenza pronta e vivace, poté studiare, diventando chimico e preparatore farmaceutico. Nel 1863, in Francia dove era emigrato per lavoro, inventò una bevanda tonica, realizzata con vino di Bordeaux nel quale erano messe a macerare foglie di coca. L’inventore si era ispirato per la sua creazione ad un importante medico, antropologo e scienziato dell’epoca, il dottor Paolo Mantegazza di Monza, che nel 1859 aveva pubblicato un saggio “Sulle virtù igieniche e medicinali della coca e sugli alimenti nervosi in generale”. Lo scienziato lombardo, nel corso d’una sua lunga permanenza in Perù, aveva infatti osservato (e sperimentato personalmente) l’ampio uso che gli indigeni facevano delle foglie di coca, «la magica pianta degli Incas», descrivendo in termini più che positivi gli effetti provocati dalla sostanza. In quello stesso periodo, in effetti, non pochi medici e scienziati proponevano di utilizzare la coca per fini terapeutici, soprattutto per la cura delle malattie mentali. Il dottor Mariani subito immise sul mercato la bevanda, commercializzata con il nome di “Vino Mariani”, che si diffuse e divenne famosa in tutto il mondo. Fu un successo enorme che gli valse la celebrità. Il Vino Mariani fu particolarmente apprezzato da due papi: Leone XIII e Pio X. Il primo ne fu così entusiasta che, in segno della sua approvazione ufficiale, lo insignì d’una medaglia d’oro speciale. Il ritratto di tale pontefice, inoltre, comparve quale “testimone d’alto rango” su alcuni manifesti ed inserzioni che Mariani aveva ordinato per pubblicizzare il prodotto. I papi, però, non furono certo gli unici celebri estimatori del prodotto, infatti fra il 1870 ed il 1913, Mariani ebbe, fra i suoi innumerevoli clienti di tutto il mondo, ben sedici fra re e regine, dallo zar di Russia al principe di Galles ed oltre un migliaio di altre celebrità, da Sarah Bernhardt a Thomas Edison, da Émile Zola a Charles Gounod, da Herbert George Wells al presidente americano William McKinley. Famosi o sconosciuti, questi clienti compravano (o spesso, se erano proprio importanti, ricevevano in omaggio) il suo famoso “Vino Tonico Mariani alla coca del Perù”. Infatti in un’epoca di arretratezza della medicina, i “vini medicinali” erano fra i rimedi più diffusi. La composizione del tonico:Tecnicamente, il Vino Mariani era preparato macerando 60 grammi delle “migliori foglie di coca” provenienti dal Perù, per 10 ore, in un litro di “fine Bordeaux”; poteva contenere da 150 a 300 milligrammi per litro di cocaina, cosicché un bicchiere non ne poteva accogliere più di 25-50 milligrammi. A queste dosi, la cocaina ingerita per bocca ha un’azione assai modesta, anche perché viene rapidamente idrolizzata in composti non psicoattivi. Ma nel “magico” vino del signor Mariani c’era un segreto, solo recentemente scoperto. Due gruppi indipendenti di ricercatori, a Barcellona in Catalogna ed a Miami in Florida, nel 1990 hanno scoperto che associando alcool e cocaina si forma un prodotto, il coca etilene, che mantiene le caratteristiche psicostimolanti della cocaina. Pertanto – a parte qualche timore d’una maggiore tossicità – l’assunzione della cocaina in soluzione nel vino potenzia di molto l’effetto di una stessa dose di alcaloide presa per bocca da sola. In poco tempo la “Ditta Mariani” aprì sedi e succursali a Parigi, Londra e New York. Sebbene copiato da diversi concorrenti sulle due sponde dell’oceano, egli trovò un modo efficace ed originale di mantenere il suo primato: cominciò a pubblicare le lettere di ringraziamento ricevute dai clienti più famosi in una serie di “Figure contemporanee” con note biografiche, ritratti, riproduzioni di lettere autografe e così via: lussuosi “Album Mariani” con tiratura limitata, edizioni popolari o addirittura cartoline e supplementi di giornali. In vent’anni, ne distribuì più di 64 milioni di copie. Il Tonico Mariani alla coca fu anche precursore della Coca-Cola. Ispirato la creazione, nel 1885, da parte del medico e farmacista americano John Stith Pemberton di Atlanta (Georgia). Questa bibita la si conosce oggi senza alcool a causa del proibizionismo imposto, nel 1886, dallo stato della Georgia, mentre la cocaina ne è stata ufficialmente eliminata soltanto dal 1906, ma traccia di tale sostanza vi rimarrà, anche se in dosi infinitesime, fino al 1929, per poi venire progressivamente eliminata man mano che si scoprivano tutti i danni che essa provoca. In Italia il Vino Mariani venne vietato agli inizi del Novecento, in Francia, dove si trovava la sede principale, la ricetta originale fu autorizzata fino al 1910. Gli eredi di Mariani lo eliminarono infine negli anni 1930, creando una nuova bevanda chiamata “Mariani Tonico”, che restò in vendita nelle farmacie fino al 1963.

CURIOSITA’
– Oggi il più grande distributore automatico di Coca-Cola si trova in Germania. Ha una capacità di 864 lattine (ma nel 1946 negli Usa il pozzetto più capiente conteneva 1098 bottiglie).
– Nel 1923 la Coca-Cola era venduta in ogni bar degli Usa che non vendeva alcolici e, secondo le norme della compagnia, doveva essere servita a 0° gradi, con ghiaccio tritato, in un bicchiere Coca-Cola dalla forma a campana e con il marchio che indicava il livello dello sciroppo.
– Durante gli anni trenta sugli spot della Coca-Cola apparvero gli attori più famosi: Claudette Corbert, Greta Garbo, Jean Harlow, Clark Gable, Cary Grant, Carole Lombard, Loretta Young, Johnny Weismuller (il Tarzan dei film e nuotatore olimpico), Maureen O`Sullivan, Spencer Tracy e Joan Crawford (che si sarebbe in seguito sposata con col presidente della Pepsi-Cola).
– Fra i criteri per l`uso del marchio in pubblicità negli anni trenta c`era il seguente: non separare il marchio Coca-Cola su due righe; la frase “marchio registrato” apparirà sempre sulla voluta della sigla della prima C; non mostrare né insinuare che la Coca-Cola possa essere bevuta da bambini in tenera età.
– Nel 1930 la compagnia crea The Coca-Cola Export Corporation. Appare il primo frigorifero della Coca-Cola.
– Nel 1935 viene fabbricato il primo distributore automatico di bottiglie per uffici e fabbriche.
– Nel 1942 l`Islanda fu il primo paese europeo dove fu installata un`imbottigliatrice in tempo di guerra, che ottenne il record di consumo pro capite fra tutti i paesi del mondo, Usa compresi. Oggi Usa e Messico sono i maggiori consumatori di CocaCola del mondo.
– Nel 1942 Otto Dietrich, capo della stampa dei nazisti, dichiarò: “Gli americani non hanno dato alla civiltà nient`altro che la gomma da masticare e la Coca-Cola”.
– La prima bottiglia distribuita in piena guerra uscì dallo stabilimento di Oràn, Algeria, nel Natale del 1943.
– I soldati sovietici dicevano della Coca-Cola: “Eto zdorovo” (È grandiosa).
– Durante la guerra una bottiglia di Coca-Cola costava 5 centesimi; ma arrivò ad essere valutata fra i 5 e i 40 dollari, che equivalgono ad un aumento fra il 100 e l`800 per cento.
– Nei primi mesi del 1945 un gruppo di prigionieri di guerra tedeschi rimase sorpreso nel giungere a New York e vedere gli annunci della Coca-Cola: pensavano fosse un marchio tedesco.
– Le trasmissioni radiofoniche dell`impero giapponese proclamavano: “Con la Coca-Cola abbiamo importato i germi del male della società americana”. Non molti anni dopo il Giappone sarà il maggior consumatore del continente asiatico.
– Nel 1949 la Cina di Mao Tse-Tung si isola dietro la “Cortina di Bambù”. Questo passo ingenera paura nella compagnia dato che uno degli ingredienti fondamentali della formula segreta 7X è la cassia, o cannella cinese. Ma la Coca-Cola persevera nei suoi affari con i cinesi attraverso la mediazione di Londra.
– In Svizzera la Coca-Cola fu proibita perché conteneva acido fosforico.
– In Brasile si diceva che la Coca-Cola causava il cancro e l´impotenza nei giovani, mentre in Giappone la sterilità nelle donne. Nelle Filippine girava voce che facesse cadere i denti e che un impiegato del birrificio San Miguel era caduto dentro una delle cisterne di sciroppo di Coca-Cola cambiandone il sapore.
– In Marocco gli affezionati della Pepsi accusavano i consumatori della Coca-Cola di essere “indipendentisti”. A Chamula, in Chiapas, i fanatici di entrambe le bibite si uccidevano a vicenda. Ma ci sono altre storie. Alle Barbados dicevano che la CocaCola trasforma il rame in oro; ad Haiti un´anziana resuscitò grazie al nipote che gli fece bere una Coca-Cola; in Russia le donne utilizzavano la bevanda di contrabbando per combattere le rughe e scambiarla con dei calzini.
-Nel 1945 l´Egitto non sapeva cos´era una Coca-Cola. verso il 1950 imbottigliava nelle sue sei fabbriche più di 350 milioni di bottiglie all´anno. La popolazione affermava che il liquido si preparava con sangue di maiale.
-Sono stati creati dei gruppi in difesa della Coca-Cola. Il Coca-Cola Collector´s Club fu fondato in Spagna nel 1990 e oggi conta un centinaio di associati. I fondatori furono Albert Molina, Joan Bonet, Xavier Prats e Jordi H, Rubí. Durante i primi tempi Tanga World organizzava due riunioni all´anno per vendere all´asta e scambiare oggetti legati alla CocaCola. Albert Molina ha girato più di cento paesi per comprare oggetti per la sua collezione. Il suo museo consta di oltre 7 mila pezzi diversi. Il club di collezionisti di Coca-Cola negli Usa conta attualmente seimila soci. L´assemblea del club internazionale dei collezionisti della Coca-Cola festeggiata ad Atlanta nel 1991 riunì una tale quantità di persone che non bastò un hotel intero per ospitare tutta la convention.
– La grande insegna luminosa della Coca-Cola nel museo omonimo di Atlanta si compone di 1.407 lampadine e 580 tubi al neon. È alta nove metri e larga ottanta e pesa 12.500 chili. La sfera esterna gira su un asse inclinato di ventidue gradi come quello della terra. È tra i musei più visitati al mondo.
– Il primo distributore di Coca-Cola nella vecchia Unione Sovietica si trova nella hall dell´Hotel Mezhdunarodnaja.
– Il camion della Coca-Cola più lungo si trova in Svezia: misura ventiquattro metri ed ha un trailer a quattro snodi. La più grande flotta di camion del mondo appartiene alla Coca-Cola
– Lo stabilimento d´imbottigliamento di Shatin a Hong-Kong è, con i suoi venticinque piani, il più alto del mondo.
-Sono 66 milioni le persone che, in un giorno normale negli Usa, bevono Coca-Cola. Il cliente col maggior volume di vendite di Coca-Cola è il Varsity Restaurant di Atlanta, nello Stato della Georgia. Conta 3 milioni di consumazioni all´anno.
– Si conta che molti politici furono o sono grandi consumatori di Coca-Cola: re Faruk d´Egitto, re Hussein di Giordania, Ike Eisenhower, Richard Nixon, Lyndon Johnson, re Faisal d´Iraq, le principesse d´Olanda, il ditattore cubano Batista, Fidel Castro, John F. Kennedy, il sultano del Marocco e il presidente messicano Vincente Fox.
– Dopo l’espressione americana “Okey”, Coca-Cola è la parola più conosciuta nel mondo.
– Il primo uomo che vendette un bicchiere di Coca-Cola fu Willy Venable. Comprò il diritto di fabbricarla e una copia della formula originale della bibita.
– Nel 1888 si era già tentato l’imbottigliamento però il liquido non si manteneva stabile e si deteriorava per effetto della luce. Nel 1899 si firmò il primo contratto per l’imbottigliamento.
– Coca-Cola News si editò per la prima volta nell’anno 1890.
– All’inizio del XX secolo già si vendevano chicles, caramelle e sigarette con il marchio Coca-Cola.
– L’Inghilterra fu il primo paese d’Europa e ricevere una spedizione di sciroppo di Coca-Cola (4 litri). Altri dicono che fu la Germania.
– Nel 1906 si costruirono i primi impianti di imbottigliamento fuori dagli USA a Cuba ed a Panama.
– Fino al 1908 Sam Dobbs, responsabile delle vendite e nipote di Candler si oppose all’utilizzo dei grandi cartelloni pubblicitari elettrici perché pericolosi: non riteneva neanche necessario collocare cartelloni in lingua yiddish all’interno dei getti ebraici per non incentivare il consumo della bevanda da parte degli stranieri.
– Nel 1914 la Compagnia possedeva più di 2.300.000 metri quadrati di muri dipinti con il logo della marca. Il più antico fu dipinto a Casterville, Georgia, nel 1894 ed esiste tuttora.
– Nel 1923 muore Frank Robinson, inventore del nome Coca-Cola.

LA RICETTA
Secondo alcune fonti solo due persone, in teoria, conoscono esattamente la formula e la maniera di mescolare in maniera corretta tutti gli ingredienti. Mai viaggiano insieme né coincidono negli stessi luoghi né mangiano gli stessi piatti né dormono nello stesso hotel (?). La presunta formula originale e segreta 7x della Coca-Cola, selezionata dai libri di formule del suo inventore, Jhon S. Pemberton, contiene i seguenti ingredienti fondamentali per ogni gallone (4,546 litri): 2.400 gr di zucchero in sufficiente acqua per scioglierlo, 37 gr di caramello, 3,1 gr caffeína, 11 gr di acido fosforico, 1,1 gr di foglie di coca de-cocainizzate e 0,37 gr di noci di cola. Le istruzioni dicevano di mettere in ammollo le foglie di coca e le noci di cola in 22 gr di alcol al 20%, dopo di che filtrare e aggregare il liquido allo sciroppo. Dopo aggiungere: 30 gr di succo di lime, 19 gr di glicerina, 1,5 gr di estratto di vaniglia, 0,47 gr di essenza di arancia, 0,88 gr di essenza di limone, 0,07 gr di essenza di noce moscata, 0,20 gr di essenza di casi (cannella della Cina), una pizzico di essenza di coriandolo, un pizzico di essenza ricavata dai fiori d’arancio e 0,27 gr di essenza di lime. Per fabbricarla mescolare 4,9 gr. di alcol 95%, aggiungere 2,7 gr d’acqua e lasciar riposare 24 ore a 60 gradi fahrenheit perché si separi lo strato torbido. Successivamente si filtra la parte chiara del liquido e si aggrega allo sciroppo. Aggiungere sufficiente acqua per preparare un gallone di sciroppo. Infine si mescola un’oncia di sciroppo con acqua carbonata per preparare 6,5 once di bibita.

LA RICETTA FAI DA TE IN 5 PASSI (?)
La bevanda leader nel settore dei drink analcolici vanta un enorme numero di imitazioni. Una parte del mondo, che non ha voluto cedere alla multinazionale ma nemmeno rinunciare a quel gusto zuccherino e frizzante, è corso ai ripari. Dalla celebre Mecca Cola alla francese Corsica Cola, dalla China Cola alla venezuelana Frescolita, dalla El Che Cola alla siriana Ugarit Cola. Ma per chi ama le bollicine e preferisce un consumo critico, non resta altro che rimboccarsi le maniche. La Coca-Cola ora si può fare in casa. Come è noto, è segretissima e, da quando il farmacista John Stith Pemberton la inventò nel 1886 ad Atlanta come rimedio al mal di testa, solo alcune modifiche sono state apportate alla formula originale. Composta da estratto di noci di cola e foglie di coca private dell’elemento oppiaceo alcaloide, sul resto degli ingredienti vige da più di un secolo un fitto mistero. Solo un nome aleggia criptico su tutti: il 7X, l’estratto aromatico de-cocainizzato sul quale l’azienda americana mantiene da sempre il più stretto riserbo. Come fare per preparare una versione casalinga della bevanda? Affidandosi al web, ovvio. Ci hanno pensato due giovani barman inglesi a decretarlo: la Coca-Cola si può fare in casa. Basta “crackare” la ricetta. Munite di tutti gli ingredienti necessari, Kate Rich e Kyle Brandon hanno deciso che nel loro Cube Bar di Bristol avrebbero venduto solo home made coke. E ci sono riuscite, armandosi di mortaio, imbuti, fruste, un trapano e numerosissimi ingredienti. La base. E’ composta da un mix di caramello, caffeina, zucchero, acqua frizzante, acido citrico o fosforico e l’olio di otto essenze che, miscelate in dosi precise, danno vita alla misteriosa formula del 7X. “Trasformare la ricetta in una bevanda appetibile è stato difficile – spiega Kate Rich – abbiamo dovuto acquistare gli oli negli Stati Uniti, il caramello dal fornitore britannico della Coca-Cola e la caffeina da un sito per body builder”. L’assemblaggio. Non è come la preparazione della pizza. La ricetta sembra avere a che fare più con un processo scientifico che con i fornelli. Soprattutto per quanto riguarda l’emulsionificazione, ovvero il processo di fusione degli oli con gli altri ingredienti. L’emulsionante, sostanza stabilizzante della fusione, più utilizzato nella preparazione delle bibite è la resina di acacia, nota come gomma arabica. “Anche per la nostra Cube Cola, dal nome del bar che gestiamo, abbiamo scelto di usare gomma arabica – raccontano le ragazze – ma nel tentativo di spezzarla, dura com’è, abbiamo rotto quattro robot da cucina”. Poi, un amico ha spiegato alle ragazze che per emulsionare ci vuole una buona qualità di gomma arabica e molta forza. Ecco dunque l’idea: sostituire la punta di un trapano con una frusta da cucina. E il risultato è quello desiderato. Con l’aggiunta di caffeina, caramello, zucchero, acido citrico e acqua frizzante, un semplice bicchiere di emulsione si trasforma in litri di bevanda dal sapore di Coca Cola, appena più dolce e meno acido dell’originale. Una bibita così gustosa da convincere le barman a vendere online il kit di ingredienti necessari: caramello, essenze, gomma arabica, acido citrico e caffeina. E la Coca-Cola Company? L’azienda di Atlanta si dice tranquilla. Parla il portavoce: “Com’è noto, l’imitazione è la più sincera forma di adulazione. I nostri prodotti sono unici. Chiunque può cimentarsi nella preparazione di una cola, ma solo una è Coca-Cola”. E per chi vuole sfatare il mito della bevanda più famosa del mondo, ecco la ricetta proposta da Kate e Kyle:
1 – Preparare il 7X. Ingredienti: 3,75 ml di olio di arancia, tre ml di olio di lime, un ml di olio di limone, un ml di olio di cassia, 0,75 ml di olio di noce moscata, 0,25 ml di olio di coriandolo (circa sei gocce), 0,25 ml di olio di lavanda (sei gocce) e 0,25 di olio di neroli (ingrediente opzionale). Utilizzando una siringa vuota, versare le giuste quantità di olio in un bicchiere e coprire. Sciogliere 10 grammi di gomma arabica istantanea in 20 ml di acqua (a basso contenuto di calcio e magnesio) e in una goccia di vodka. Versare il composto di acqua, gomma arabica e vodka in un contenitore profondo e resistente e, con l’aiuto di un potente robot da cucina, mischiare al massimo della velocità il composto mentre un assistente versa gli oli. Mescolare per circa 7 minuti, fino a ottenere l’emulsione. Per verificare, aggiungere poche gocce di composto in un bicchier d’acqua: se l’emulsione è stata correttamente preparata, nessuna goccia di olio dovrebbe apparire in superficie.
2 – Preparare le miscele A e B. Questo passaggio prevede la preparazione di due sostanze, la A e la B, che possono essere realizzate separatamente prima di venire unite in un unico sciroppo al quale poi aggiungere zucchero e acqua. Miscela A: unire 30 ml di caramello colorante con 10 ml di acqua. Girare gli ingredienti e aggiungere 10 ml di composto 7X. Miscela B: unire 10 ml di acido citrico con 10 ml di acqua e aggiungere 2,75 ml di caffeina. Lavorare gli ingredienti in un mortaio finché i grani di caffeina saranno polverizzati. La miscela non deve risultare troppo bianca. Se così fosse, diluire con acqua e poi passare al setaccio.
3 – Lo sciroppo di cola. Ingredienti: 2 litri di acqua, 2 chili di zucchero, miscela A e miscela B. Realizzare uno sciroppo mescolando velocemente un litro e mezzo d’acqua con 2 chili di zucchero e passare al setaccio. Unire la miscela A con i rimanenti 500 ml di acqua, aggiungere la miscela B e lo sciroppo di zucchero. Il risultato saranno circa 18 litri di sciroppo di cola.
4 – Preparare la cola. Per ogni parte di sciroppo di cola aggiungere una parte di acqua gassata.
5 – Servire con molto ghiaccio e una fetta di limone

TUTTO QUESTO ( E TANTISSIMO ALTRO ) E’ … ALLWAYS COCA-COLA!!!
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