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raphic novel: termine usato troppo spesso a sproposito. Perché alla moda. Perché usato per mille cose che graphic novel – o romanzo grafico che dir si voglia – proprio non sono. Perché usato come spartiacque tra il fumetto “buono”, “di qualità”, e quello che non vale un fico secco: un tempo si utilizzava la grottesca locuzione “fumetto d’autore”; come se vi fossero fumetti che nascono per germinazione spontanea; come se non vi fossero “fumetti d’autore” (e graphic novel) per i quali il cestino della carta straccia è una destinazione fin troppo onorevole – e neppure pochi. Dal fumetto d’autore alla graphic novel: la staffetta bislacca del fumetto “di qualità” E così, la semplice definizione di un fumetto non seriale pubblicato in origine direttamente in volume in unica soluzione viene ad assumere una serie di significati che la rendono grottesca come quella di “fumetto d’autore”. Così, Maus o V for Vendetta vengono bislaccamente trasformati in graphic novel (e se già non è accaduto, di sicuro succederà anche a El Eternauta), come se il loro valore dipendesse da questa comoda etichetta a sua volta trasformata in etichetta beota e non dalla loro eccellenza grafica e narrativa. Novel, cioè romanzo, purché pubblicati in collane apposite e acconce vengono detti anche racconti a fumetti di poche pagine; il che lascia perplessi: romanzo dovrebbe sottintendere un respiro narrativo ampio, magari trame che si intrecciano, una solida pluralità di idee e obiettivi. Di graphic novel si parla un po’ ovunque sui mezzi di comunicazione, dicendone un gran bene; e non è il fumetto a vivere una felice stagione creativa: è il graphic novel.
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