A DIFFERENT KIND OF FUN: Alison Bechdel’s Fun Home


The minute I heard that Alison Bechdel had written a graphic novel about her childhood, I couldn’t wait to read it. As you may know, Alison Bechdel is the artist who draws the comic strip Dykes To Watch Out For, which is something of a political soap opera following the lives of a community of lesbians through their romantic relationships and political struggles. I love this comic strip because Bechdel creates so many different characters with such depth that you can’t help but care about them and their lives and wonder what they’ll do next. Also impressive is the way Bechdel handles complex political questions: instead of picking the “right” answer and banging you over the head with it, she has different characters hold different views and shows them discussing their opinions in a believable way as issues arise in their daily lives. Nowhere else have I seen such an effective weaving of the personal with the political as in the work of Alison Bechdel. As much as I love “Dykes To Watch Out For,” however, I almost feel like I like her memoir The Indelible Alison Bechdel  even more. I love her portrait of growing up and coming out as a lesbian, and her description of how she was formed and influenced by the culture around her. I wish I could show you all the stuff I love from this book (you have to get your own copy for that, and it isn’t even the book I’m reviewing today but here’s a little taste: As you might guess, this book was a big influence for me when writing the story Young Women’s. Fun Home  has a few darker notes compared to Bechdel’s other works. The tone is set in the dark humor of the title, “Fun Home” being the family’s term for the funeral home that they ran. This book adds a whole new dimension to Bechdel’s self-portrait. It’s the same lovable character. More than a portrait of Bechdel herself, however, Fun Home is her portrait of her father, obsessively restoring and decorating a grand Victorian mansion and raising a traditional Catholic family despite the fact that he was gay. Bechdel’s memoir hits some of the same notes found in Jennifer Lee’s memoir of raising children with a gay husband (My Ex is Having Sex with Rex), especially the idea that while there was something fundamentally not working about the relationship, at the same time they really were a family. ( by C. L. Hanson )



FUN HOME: una tragicommedia familiare

Romanzo autobiografico di straordinaria intensità emotiva, intessuto di una ricchissima trama di rimandi e riferimenti letterari, che a volte rallentano la lettura fino a rischiare di renderla malagevole: che però elaborano un ordine coerente di punti cardinali, di coordinate spirituali oltre che culturali; che definiscono l’autrice e il suo mondo familiare, gli universi fisico e mentale entro i quali è cresciuta e si è evoluta. Autobiografico e biografico: al diario intimo della protagonista/autrice si affianca l’incessante portare alla luce le sofferte personalità dei suoi genitori, che sono personaggi autonomamente analizzati, e non solo narrati attraverso il riflesso delle loro esistenze su quelle di Alison. Restano sullo sfondo i fratelli di Alison. Un lavoro di introspezione e di studio psicologico monumentale, che si dispiega in oltre duecento pagine di eccezionale densità narrativa, dove una singola vignetta può necessitare uno studio attento alla ricerca di risvolti di significato non immediati, profondi: Alison Bechdel scopre le pieghe più nascoste dell’animo umano, le porta ad affiorare con spietatezza e candore assoluti, ma in tutta la complicata complessità delle circonvoluzioni della psiche e dell’anima umane. Centrale è l’esplorazione della sessualità, e in particolare dell’omosessualità che accomuna figlia e padre, ma che molto più li divide, li allontana, li separa per quasi la loro intera esistenza condivisa; restando tuttavia il legame taciuto, rimosso, negato eppure solido, immanente tra di loro.

E’ lo strumento di scavo che Alison Bechdel usa per analizzare le psicopatologie di quell’eletta istituzione patogena che è la famiglia. Le psicopatologie di una famiglia che a tutti gli effetti è una famiglia “comune”, una famiglia che nonostante tutto ha “funzionato”, nonostante quel padre che definire problematico sarebbe riduttivo, con tutte le sue manie, i moti d’ira, il dominio psicologico esercitato su tutta la famiglia. Alla luce della sorda contrapposizione padre/figlia, del loro rincorrersi spirituale senza mai raggiungersi – al massimo sfiorandosi alla fine – la figura di Helen, madre e moglie, sembra restare più nell’ombra. Apparenza: in realtà può esservi della verità in questo da un punto di vista quantitativo, ma l’autrice sa dare eccezionale risalto alla figura materna ogni qual volta vi si sofferma, anche solo per poco. Nessun punto d’incontro o di mediazione tra Alison e il padre Bruce: Helen è persona e personaggio autonomi, lontana da entrambi, a volte capace di riavvicinarsi alla figlia, mai al marito definitivamente lasciato cadere. Alison Bechdel disegna con eleganza e raffinatezza, in tricromia, in una economia di segni che tuttavia si arricchisce di una grande cura del dettaglio, che è sintesi di una capacità di narrare e di un gusto del descrivere fondati sulle risorse espressive di ciò che è essenziale.

Il tratto di matrice underground di Bechdel si completa in una ricerca continua di realismo, di resa naturalistica di espressioni, posture, gesti; negli ambienti raffigurati con certosina abilità, riflesso della ricchezza letteraria dei dialoghi e della narrazione. C’è una connessione intima tra questi disegni e la storia che ci narrano; un’aderenza totale. I volti dei personaggi, così come il mondo e le cose che li circondano, ci anticipano la storia che i balloon e le didascalie narrano. E la completano. Eleganza e raffinatezza nel disegno come nel testo sono il marchio di fabbrica di Alison Bechdel, e uno sguardo sull’America che cambiava. E’ un romanzo autobiografico, personale e familiare, Fun Home; però, come ogni vero romanzo, come ogni autentico romanzo, non si ferma alla sua apparenza, non si esaurisce nella sua prima funzione. Fun Home lascia filtrare umori e sapori dell’America provinciale degli anni ’60 e ’70; in filigrana si intravede l’evoluzione sociale, politica e del costume di quegli anni. Soprattutto in questo affiora un parallelo con Stuck Rubber Baby di Howard Cruse, dal quale mantiene tuttavia una totale autonomia di ispirazione e realizzazione. Ma, più in generale, Fun Home è uno studio sulla famiglia: sulle sue miserie, certamente, ma anche sulle nobiltà, che vi sopravvivono come i mammiferi tra i grandi rettili nel Giurassico; sulle tare di base dell’istituzione, ma anche sui punti di forza che è venuta sviluppando; sugli aspetti della personalità che è usa devastare, e su quelli che affina, evolve ed esalta.

E’ un viaggio attraverso territori malsani e certamente oscuri, ma non pessimista. Senza negare le vittime che ne derivano, i traumi, i crimini, e le storture in genere. Uno sguardo obiettivo, che non nega il (decisamente poco di) buono che c’è, e non ingigantisce lo sgradevole che si trova in discreta abbondanza. Una lettura non facile, ma in grado di appassionare e commuovere per la violenza delle emozioni coinvolte, e di interessare per l’elaborata messe di riferimenti letterari e culturali. Un’opera stilisticamente matura, e un grande fumetto. Che poi accade sia un graphic novel, perché è stato pubblicato da subito in volume unico. ( Fun Home – Una tragicommedia familiare, Rizzoli, collana 24/7, prezzo € 18,00 – Testi e disegni di Alison Bechdel).


http://dykestowatchoutfor.com