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‘ stato costretto dalla magistratura italiana a cedere allo stilista, dopo una denuncia dei legali della maison, il sito web, aperto sul finire degli anni ’90 per reclamizzare il suo negozio. Gli scioperi della fame e persino la volontà di vendere un rene per recuperare fondi per pagare le vicende giudiziarie non sono serviti a risollevare Luca Armani dalla crisi.
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E’ terminata in questo modo la lunga odissea di Luca Armani, da 23 anni titolare del negozio di via Isser, a Treviglio, e da 11 anni alle prese con una causa legale contro lo stilista Giorgio Armani per rientrare in possesso del sito Internet con il suo nome: www.armani.it Proprio la “battaglia” con il celebre ideatore di moda milanese lo ha rovinato e costretto ad abbandonare il negozio. «Per il sito Internet con il nostro cognome – spiega – Giorgio Armani mi ha dato 150 mila euro, ma anni di processi mi sono costati il triplo e sono schiacciato dai debiti. Fra poche settimane la banca mi metterà in mezzo ad una strada pignorandomi casa e laboratorio». La vicenda inizia nel 1998, quando Luca Armani, appassionato di Internet, scopre di essere stato denunciato dalla casa di moda più importante d’Italia. La maison vuole a tutti i costi il dominio web che il commerciante trevigliese, omonimo dello stilista, aveva regolarmente registrato. «Da quel giorno in famiglia tutto è cambiato. Mio padre ha perso il lavoro, tempo da dedicare a noi e l’affetto di mia madre. Dopo la prima sentenza di condanna, ha passato momenti molto brutti e si è anche ammalato in modo serio». Luca Armani per raccogliere fondi e proseguire la sua guerra legale lo scorso anno aveva anche provato a vendere un rene. «Negli anni – ricorda il commerciante bergamasco – ho fatto anche due scioperi della fame. Ho raccolto tanta solidarietà e promesse, ma non più di 10 euro. Per questo sono stato costretto a chiudere il timbrificio». Una chiusura, come detto, annunciata con un necrologio funebre: “Dopo lunghe sofferenze – si legge nell’annuncio funerario – sopportate con cristiana rassegnazione, ha raggiunto il regno dei giusti l’anima buona di Ditta Luca Armani di anni 23″. «La speranza, ora, – conclude Luca Armani – è di riuscire a salvare almeno la casa per i miei figli più piccoli». Siamo senza parole! Certamente le leggi e le normative internazionali in materia sono chiare. Ci sono però anche i giudici che devono interpretarle. Non vogliamo essere polemici, ma qualcosa ci fa pensare che la giustizia in questo caso non e stata del tutto onesta. Sappiamo che Re Armani essendo uno dei piu ricchi d’Italia paga un sacco di tasse….ma sappiamo anche che e ricco perche noi altri lo abbiamo reso ricco. Luca Armani e vittima di se stesso e non di furbizia. Ci sembra davvero strano che sig. Armani stesso non sia intervenuto in questa vicenda e cercato di risolverla senza il bisogno della legge. Abbiamo sempre avuto di lui un immagine molto “pulita” e ci viene davvero difficile credere in grado di far schiacciare un poveraccio che ha la colpa soltanto di chiamarsi ( che lui voglia o no ) ARMANI. Magari avrà anche cercato di approfittare di questo facendo arrabbiare lo stilista (?)…. e se così fosse stato…chi di noi non lo avrebbe fatto? Non sappiamo bene cosa sia accaduto in tutti questi anni. E come ben si sa il signore della moda e molto discreto, e la stampa”che conta” chi sa come, e da parte sua… Mah…importante che il sig. Giorgio se si sente con la coscienza a posto. Chi sa ?

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